Per ricordarci che la Storia è fatta di storie
Recensione di Simonetta Gallucci
Qualche anno fa ho assistito a una lezione aperta di Elena Varvello alla Scuola Holden, dove insegna. Se riportassi qui un virgolettato, mentirei: ricordo di aver preso appunti fitti, che saranno finiti chissà dove. La memoria, però, ha trattenuto una riflessione sull’esperienza dello scrivere, paragonata a quella di immergersi in acqua, lasciarsi lambire dalle onde, nuotare in mare aperto e, infine, tornare a riva.
In La vita sempre, edito da Guanda, il mare è solo il vagheggiamento di una Riviera ligure; è una gita ad Albissola, una foto e poco altro. Al contrario è, se si può dire così, un “romanzo di terra”, è «il gesto di scavare» del protagonista, per fuggire dal lager di Dachau, e dell’autrice, per portare alla luce una storia sepolta: quella dei suoi nonni, Francesco e Teresa, e della guerra che incombe (e interrompe, senza spezzarlo) il loro amore. Lui è un buon partito e allo stesso tempo il peggior partito possibile: figlio di un macellaio, un benestante che sperpera i soldi in scommesse e si indebita; ha quel sorriso che incanta le donne e non solo: «Francesco Ravinale potrebbe vendere sacchetti di sabbia nel deserto», si legge. Quando Teresa, che proviene dal fondo di via Macrino e vede il proprio riscatto nello studio, che ha l’ambizione di diventare maestra, lo vede e ne resta ammaliata, ti verrebbe da dirle, come faresti con un’amica: «lascialo perdere». Te lo senti che soffrirà, lo sentono anche i suoi genitori, Rina e Giovanni, e poi la guerra è alle porte. Eppure, Teresa un po’ la capisci: Francesco ha già fregato anche te, con la sua fame di vita.
Allora non ti resta che assistere alla Storia che travolge la loro storia, cum patior. E guardare ai due giovani innamorati, al microcosmo dei vicoli di Alba, con la stessa pietas con la quale l’autrice racconta. Come il ragazzino francese, un prigioniero del campo pestato a morte per aver voluto accendere un fuocherello con un pezzo d’asse marcito, vorresti gridare pitié senza sapere bene a chi rivolgerti: al destino? A un Dio ammanettato dalla crudeltà umana?
Le ultime pagine ti scivolano tra le dita mentre le labbra ti tremano; fissi per l’ultima volta il viso bello di Francesco, il suo sorriso aperto, lo sguardo che scarta di lato: perché lì, oltre l’obiettivo, c’è ancora la vita che splende, la vita sempre.
Non so se la riflessione di Elena Varvello in quella famosa lezione corrisponda alla versione che mi è rimasta in mente o se, come accade, questa sia il frutto di una mia elaborazione sul tema; ciò di cui sono certa, però, è che leggere questo romanzo è come farsi trasportare al largo, sorretti dalla penna di una nuotatrice esperta, e tornare serbando negli occhi arrossati dal sale un nuovo pezzetto di mondo. O, in questo caso, di Storia.

Titolo: La vita sempre
Autore: Elena Varvello
Pagine: 336
Casa editrice: Guanda
Pubblicazione: marzo 2026