Mai giudicare un libro dal titolo
Recensione di Simonetta Gallucci
Ma stavolta sì.
Perché questo titolo oltre ad agganciare, ponendo un duplice interrogativo (Di quale nostalgia si sta parlando? Chi sono questi “noi”?), è soprattutto una promessa e, con uno spoiler innocuo, aggiungo: una promessa mantenuta.
Stavo curiosando tra le proposte degli amici della domenica per il prossimo Premio Strega, e nella tornata del 2 marzo è comparso anche il nome di Anna Voltaggio che, di lì a qualche giorno, avrebbe presentato il suo secondo romanzo (La santa degli altri), quello candidato, alla libreria Il Trittico di Milano. Ovviamente (tipico mio) poi mi sono persa e non ci sono andata, ma intanto ho fatto una ricerca veloce e mi sono imbattuta nel suo esordio: La nostalgia che avremo di noi, appunto.
Si tratta di una raccolta di racconti o, per meglio dire, di un romanzo per racconti. Il gioco è noto, forse persino abusato, ma che non smette mai di intrigare: personaggi ricorsivi, che appaiono come comparse per poi assurgere a protagonisti, vicende personali che si intersecano e si intrecciano per restituire un’immagine complessiva di un luogo, uno spazio o un’epoca. Basti pensare, per intenderci, a Felici i felici, di Yasmina Reza, tanto per citare l’esempio forse più famoso (o quello che circola più spesso nelle scuole di scrittura). In romanzi di questo tipo, tutto si fonda sulla struttura, su come le varie storie diventano le tessere di un puzzle che, alla fine, deve tornare.
Il divertissement di giocare a una sorta di “Indovina chi?”, però, qui è durato poco. E non nel senso che l’autrice abbia svelato le carte troppo presto, anzi: la costruzione dei singoli racconti è ben modulata, alterna toni e temperature in un mix efficace e, anche quando la contemporaneità irrompe con i riferimenti al COVID (per quanto forse non sono ancora pronta a leggerne, dopo averlo vissuto), l’impianto regge. No, quando dico che il gioco ha smesso presto di interessarmi intendo che è passato in secondo piano rispetto a un’evidenza: quel “noi” del titolo, ragione inconscia del mio acquisto, mi riguardava.
I racconti di Anna Voltaggio parlano di donne e uomini che tradiscono, con la consapevolezza di essere «né una coppia né due amanti», bensì «un errore», come afferma Clara o che, nella clandestinità di un rapporto che diventa il proprio «segreto migliore» si chiedono, tra le lenzuola ancora sfatte e la stanza pregna dell’odore del sesso: «ci ameremmo allo stesso modo se non lo fossimo più?» come succede ad Arturo, un uomo che arriva a sposarsi «per equivoco». Ma non solo: sono dei fermoimmagine di vite che, poste davanti a un bivio, scantonano, imboccano una strada continuando a voltarsi indietro e a chiedersi se quella decisione sia stata giusta, e cosa sarebbe successo se invece… Nasce lì la nostalgia di ciò che avrebbero potuto essere, di una possibilità appena intravista e rimasta incolta, di un futuro scivolato tra le pieghe di un’esistenza che li vede protagonisti ma che allo stesso tempo sembra sfilare loro accanto.
«Non vedi? Si è messo a giocare per non avere paura», si legge a proposito di un bambino che gioca a campana sotto la pioggia, nel racconto che ha come protagonista Lorenzo; a pronunciare la frase è Lisa, la compagna che lui ha lasciato da poco, dopo essersi reso conto di non amarla più. E allora ecco, i personaggi di La nostalgia che avremo di noi mi sono sembrati questo: bambini cresciuti, ma cresciuti storti, che si attardano nelle stazioni di una finta giovinezza per paura del disincanto dell’adultità; provano malfermi a stare al mondo, a sopravvivere al mondo, chiusi nella loro inestirpabile nostalgia di ciò che avrebbero potuto vivere, e che non avranno il coraggio di essere mai.
Come me, insomma.

Titolo: La nostalgia che avremo di noi
Autore: Anna Voltaggio
Pagine: 144
Casa editrice: Neri Pozza
Pubblicazione: 2023