La musica | Marguerite Duras

La musica | Marguerite Duras

Una straordinaria opera inedita su un amore spogliato di tutto
Recensione di Chiara Bianchi

«La messa in scena è la messa in letteratura […]. Soltanto io posso mettere in scena le mie pièce. Quando sono gli altri a farlo, commettono degli errori»: basta questa frase, pronunciata da Marguerite Duras nel 1985 a proposito di La Musica Seconda per misurare la radicalità di La Musica e La Musica Seconda, ora pubblicate in un unico volume da L’orma editore, nella traduzione di Cristina Eléni Kontoglou, a cura di Arnaud Rykner. Non siamo davanti a un recupero editoriale elegante, né a un innocuo omaggio nel trentesimo anniversario della morte dell’autrice. Siamo davanti a un testo che rimette in circolo una concezione della scrittura e della scena ancora scandalosamente esigente. Una scena che non deve addolcire la letteratura, non deve spiegarla, non deve psicologizzarla, ma lasciarla accadere nella sua crudeltà precisa, nei suoi vuoti, nelle sue reiterazioni, nella sua febbre controllata. La Musica e La Musica Seconda mettono in opera, con una nettezza quasi insostenibile, ciò che Duras ha saputo fare come poche altre, riuscendo a sottrarre il dramma all’enfasi e consegnarlo alla sua vera materia, che non è l’azione, ma il resto, l’eco di un conflitto, il linguaggio esausto  dell’amore quando è già finito e tuttavia continua a risuonare. 

Duras lavora su ciò che resta, sul residuo. La parola insiste, gira intorno alla perdita rendendola ancora presente. I personaggi non si spiegano, si sfiorano verbalmente dentro un campo di rovine. Parlano, ma ciò che conta passa nei vuoti, nelle esitazioni, dando al dolore una forma acustica. Il teatro di Duras è precisione e sottrazione, in cui la scena non amplifica il testo, bensì lo espone. 

Ad accompagnare i testi, un apparato critico di note discreto ma importante che ne restituisce con misura la stratificazione e il movimento della riscrittura. 

Duras non appartiene a un repertorio, ma a quella zona scomoda in cui la letteratura continua a togliere appigli invece che offrirli. Questi due testi non chiedono adesione emotiva, ma costringono a sostare dentro una lingua che registra la fine di un legame e ne prolunga l’agonia sonora. È lì che Duras resta inassimilabile e necessaria. 

LEI: È curioso, non trovate, che ci si ricordi così male?
LUI: Certi... momenti sembrano più luminosi di altri... ma credo che quel che resta dietro a quei momenti faccia anche parte dei ricordi... non sempre lo si sa.
LEI, molto diretta, ma è come se parlasse della memoria in generale e non della loro: E ci sono dei momenti in piena luce.
LUI, stesso stato d'animo: L’inferno, per esempio?
LEI: Per esempio, sì...
LUI: Le uscite dal tunnel?... certe... riconciliazioni... è così?
LEI: Sì.

Titolo: La musica
Autore: Marguerite Duras
Traduzione: Cristina Eléni Kontoglou
Pagine: 156
Casa editrice: L'orma editore
Pubblicazione: 20 febbraio 2026

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