Un uomo in Argentina | Roberto Maggiani

Un uomo in Argentina | Roberto Maggiani

Il passato, anche quando sembra lontano, può riemergere all’improvviso e mettere in crisi affetti, certezze e identità.
Recensione di Paolo Perlini

La prima volta che misi piede a Monaco, in Germania, camminando lungo il marciapiede mi scontrai quasi fisicamente con un uomo anziano. Il mio primo pensiero, istintivo e quasi colpevole, fu proprio questo: “Che ruolo ha avuto quest’uomo durante la guerra? Che sia stato un nazista? Dall’aspetto si direbbe…”. Per tutto il resto del viaggio ho faticato a togliermi di dosso queste domande di fronte a tutte le persone che incontravo. Credo che a quel tempo, se fossi stato in Argentina, di fronte a persone dal cognome straniero o camminando in alcune località tipicamente bavaresi come La Cumbrecita, avrei provato la stessa identica sensazione. 

È questo il punto di rottura su cui Roberto Maggiani costruisce il suo romanzo Un uomo in Argentina. Ambientato nel 1975 a San José, nella provincia di Córdoba, il libro ci presenta Adrian Schneider, un ottantenne che conduce una vita ritirata, circondato dalle cure e dall'affetto della cognata Loida, suo marito Alejandro, suo nipote Ruben. Ma l’impegno è troppo e Loida cerca un aiuto: lo trova in Ania, una badante molto efficiente, la quale va da Adrian un paio d’ore al mattino presto.
Tuttavia, l’equilibrio si rompe bruscamente quando un quotidiano identifica un lontano parente di Adrian, Don Pedro, come un efferato criminale nazista nascosto sotto falsa identità. Da quel momento, il romanzo smette di essere una semplice cronaca familiare e si trasforma in un’indagine dell’anima, dove il sospetto si propaga come un veleno lento. Se Don Pedro era un mostro, chi è davvero Adrian e cosa nasconde dietro il suo silenzio ostinato?

Per capire il peso di questo sospetto, bisogna ricordare cos'era la cosiddetta Rat Line, la “via dei topi”. Fu una rete di fuga che, dopo il 1945, permise a migliaia di ufficiali nazisti di scappare dall'Europa e rifarsi una vita in Sud America. Molti di loro arrivarono in Argentina proprio grazie a documenti falsi e coperture insospettabili, diventando col tempo parte integrante della comunità locale. Qui, uomini macchiatisi di crimini atroci riuscirono a rifarsi una vita nell'anonimato della provincia, diventando vicini di casa insospettabili, nonni premurosi o stimati professionisti.

L’autore, con uno stile che alterna il rigore alla sensibilità, ci trascina dentro un'indagine familiare che diventa un confronto psicologico serrato. Il personaggio di Ania, che è fuggita dalla Germania per le sue origini ebraiche, è quella che soffre di più: per lei il passato non è passato, e il sospetto di aver servito per anni un uomo colluso con i nazisti è inaccettabile. In forma diversa ma comunque scossi sono Loida, il marito e il figlio. Il romanzo diventa quindi una riflessione su quanto sia difficile accettare la verità quando questa colpisce le persone che amiamo.

Maggiani propone una rilettura di fatti storici noti che lascia il lettore con un dubbio fecondo sulla natura del male e sulla fragilità delle certezze su cui costruiamo il nostro presente. Leggendolo, sono tornato idealmente a quel marciapiede di Monaco con la consapevolezza che la Storia non è mai chiusa del tutto, ma continua a camminarci accanto.


Titolo: Un uomo in Argentina
Autore: Roberto Maggiani
Casa editrice: Il ramo e la foglia edizioni
Pagine: 320
Pubblicazione: 2026

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