Tredici autori, tredici racconti per il primo compleanno di Revolver Edizioni. Un’antologia che esplora il panorama del racconto in Italia oggi.
Recensione di Chiara Bianchi
Con Obladì, antologia di tredici autori e autrici curata da Sebastiano Montesi, Revolver edizioni mette in scena un ambiente di scrittura che si muove tra riviste letterarie, piccola editoria e comunità online. Nata da una call aperta, Obladì finisce però per fare qualcosa di ancora più interessante: più che mappare un fuori, porta a galla un dentro, cioè un insieme di nomi e di posture già riconoscibili a chi frequenta la “bolla” delle riviste letterarie e i cataloghi delle piccole realtà editoriali.
È da qui che conviene partire, perché è qui che smette di essere soltanto un’antologia e diventa un oggetto critico più preciso. L’idea della call aperta porta con sé la promessa quasi automatica di intercettare l’imprevisto, far emergere voci nuove, spostare un po’ più in là il confine del leggibile. Obladì, invece, produce un effetto diverso. Non spalanca davvero il campo, lo mette a fuoco. Basta scorrere le note biografiche per capire che non siamo davanti a una pesca nell’inesplorato. Molti degli autori e delle autrici inclusi arrivano già da riviste, redazioni, piccoli e medi editori, percorsi di pubblicazioni ben avviati. La call aperta, insomma, non scardina il recinto, ma ne illumina piuttosto i contorni.
Questo non è un difetto in sé. Anzi, è forse la qualità più leggibile del libro. Obladì documenta il momento in cui un certo sottobosco ha ormai assunto la forma di un ambiente riconoscibile, con i suoi luoghi di pubblicazione, i suoi scambi e una sua idea condivisa di cosa oggi suoni come scrittura contemporanea breve.
Da questo punto di vista, l’antologia funziona. I racconti condividono una temperatura piuttosto netta: corpi, identità, relazioni, marginalità, desiderio, trauma, ansia sociale, un quotidiano che si deforma fino all’incubo. Non c’è una vera dispersione, quanto piuttosto una compattezza di sensibilità. Ed è insieme forza e limite del volume.
Tra i testi che restano c’è Corridori di Rachele Salvini, il cui racconto tiene la tensione bassa ma costante e lascia il segno senza alzare la voce. Più ambizioso e più esposto al rischio dell’eccesso è I dinosauri sono meglio delle persone di Giulio Iovine che tiene insieme temi distanti e trova la forza proprio nel suo lasciar premere questa materia contro i bordi della forma breve. Molto riuscito anche Istruzioni per vivere da soli di Laura Bucciarelli che lavora di osservazione, rituale e ossessione e punta tutto sulla pressione dello sguardo. È tra i più controllati della raccolta, e per questo tra i più convincenti.
Altrove si affaccia anche il limite più riconoscibile del libro. In diversi testi si sente una forte consapevolezza del proprio immaginario e del proprio pubblico implicito. Il risultato è una certa prevedibilità di postura. La lingua è quasi sempre solida, spesso efficace, più raramente mette davvero in crisi sé stessa. Ed è questo il punto critico decisivo di Obladì. È un libro buono, a tratti molto buono, ma la sua forza coincide con il suo perimetro. La call aperta non produce un reale disordine nel campo, ma selezione e organizza scritture già prossime per sensibilità e circuito di legittimazione. Quello che emerge è meno una pluralità conflittuale di poetiche che una scena coesa, che si riconosce abbastanza bene allo specchio.
Per questo Obladì conferma un ecosistema, la sua maturazione e la sua capacità di produrre testi validi, ma anche la tendenza a riprodurre i propri codici. Non apre un altrove, mentre rende visibile con chiarezza un presente già attivo.
La domanda finale allora non è se la “bolla” delle riviste e delle piccole realtà editoriali esista (esiste eccome!). La domanda è se quella “bolla” produca soltanto riconoscimento reciproco o anche letteratura. Obladì risponde nel modo più onesto possibile: abbastanza spesso sì, produce letteratura. Non sempre sorprende, ma sa registrare con precisione il timbro di questo tempo e della propria scena. E non è poco.

Titolo: Obladì
Autore: Autori Vari
Pagine: 168
Casa editrice: Revolver
Pubblicazione: 2025