Corrispondenza | Virginia Woolf e Victoria Ocampo

Corrispondenza | Virginia Woolf e Victoria Ocampo

Uno scambio epistolare tra due autrici divise dall’Atlantico ma unite dalla scrittura: la Corrispondenza tra Virginia Woolf e Victoria Ocampo restituisce la profonda intesa e l’ammirazione tra due intellettuali del Novecento.  

Recensione di Claudia Fogliani

Le corrispondenze tra scrittori hanno vari tipi di lettori: alcuni sono mossi dal voyeurismo e cercano una confessione, una delusione amorosa, un’amicizia sincera o un litigio furioso; altri vorrebbero cosa stavano leggendo, cosa pianificavano di scrivere, per ritrovare le origini di un libro che in quel momento era solo un’idea; molti inseguono la poetica dell’intimità, quella messa a nudo dell’autore o dell’autrice che le letterature dell’io promettono (e mai mantengono veramente). Ma ci sono anche lettori che si rifiutano categoricamente di leggere le lettere degli altri: forse per eccesso di pudore, proprio per quella sensazione di stare sfogliando qualcosa che non era stato pensato per essere letto da loro; insomma, per sentire di stare violando l’implicito patto di segretezza tra mittente e destinatario. 

Non si può dire con certezza che le lettere che compongono la Corrispondenza tra Virginia Woolf e Victoria Ocampo vengano pensate per essere lette, ma si può considerare che, negli anni Settanta, quest’ultima ne traduce alcune in spagnolo, in parte riscrivendole. Alla luce del suo monumentale progetto autobiografico, composto da dieci Testimonios pubblicati in vita e dai sei volumi della sua autobiografia postuma, non risulta fuori luogo pensare che Ocampo volesse pubblicare alcune lettere come un altro tassello della sua scrittura dell’io. Se si aggiunge che, dopo la sua morte, buona parte della sua corrispondenza venne distrutta per sua volontà, la preservazione di queste lettere potrebbero essere il risultato di una svista o, molto più probabilmente, di una selezione ragionata, che conferma l’importanza che Woolf ha nella vita e nella scrittura di Ocampo. 

Pubblicato in Italia nel 2024 grazie alla traduzione di Francesca Coppola e a Edizioni Medhelan, questo epistolario consta di ventisei lettere scritte tra il 1934 e il 1940. L’edizione è arricchita dal facsimile di alcune lettere e da tre scritti di Ocampo: il saggio “Ricordo di Virginia Woolf”, una lettera pubblicata dopo la morte della scrittrice inglese e un’intervista che rilascia nel 1973. Sono documenti fondamentali per capire lo stretto legame che unisce le due autrici, che viene mantenuto vivo negli anni dai numerosi testi che Ocampo scriverà: come sottolinea la stessa Coppola nella nota al testo che chiude il volume, «in Woolf Ocampo trovò un ideale di scrittrice donna».   

L’incontro tra le due avviene nel 1934 a Londra, ad una mostra di Man Ray, a cui Ocampo arriva in compagnia di Aldous Huxley. Nell’intervista del ’73, ricordando quel momento, dirà: «Io la guardai con ammirazione, lei mi guardò con curiosità». Nonostante siano passati ormai tre anni dalla fondazione di Sur, una delle riviste più importanti del Ventesimo secolo per la cultura latino-americana, Ocampo continua a farsi strada e a cercare di crearsi uno spazio nel campo culturale del tempo: «Sono una persona molto vorace. E credo che la fame sia tutto», afferma in una lettera del 5 dicembre 1934, e se guarda nella direzione di Woolf, vede una donna che è riuscita a ritagliarsi un mondo suo, fatto su misura per lei, senza dover chiedere o dare conto a nessun’altro che alla sua scrittura. Quando si conoscono, infatti, l’autrice inglese è a tutti gli effetti una scrittrice di successo che ha già pubblicato varie opere. 

Ma se nel campo della scrittura è ancora incerta, come confiderà a Woolf in una lettera dell’11 dicembre dello stesso anno, in quello dell’editoria Ocampo è totalmente a suo agio: ha da poco ampliato il progetto della rivista Sur ad una casa editrice con lo stesso nome e non si fa scappare l’occasione di pubblicare la traduzione dei romanzi di Woolf. È proprio in questi scambi epistolari che viene discusso questo progetto, che vedrà la luce pochi anni dopo: nel 1936 e nel 1937 vengono pubblicati, rispettivamente, A Room of One’s Own e Orlando, entrambi tradotti da Jorge Luis Borges. 

Dal canto suo, Woolf dimostra un’estrema curiosità nei confronti della vita di Ocampo, che percepisce così estranea alla sua quotidianità: «Mi dica cosa fa, con chi esce, mi descriva la campagna, la città, la sua casa, la sua stanza, tutto, anche quello che mangia, i gatti, i cani, e il tempo che passa a fare questo e quello», scrive la scrittrice inglese il 22 gennaio 1935. Senza dubbio, ad alimentare la curiosità dell’autrice sono i regali di Ocampo, esotici e inaspettati come lei, che contribuiscono ad accrescere il fascino per il Sud America che Woolf menziona più e più volte. 

La Corrispondenza tra Virginia Woolf e Victoria Ocampo proietta due temperamenti distanti, ma profondamente complementari; connette due scrittrici, che si aggiornano sul loro lavoro e pensano ai loro obiettivi; rivela due amiche, che litigano e si riappacificano, senza mai perdere una sincera stima reciproca.

Titolo: Corrispondenza
Autore: Virginia Woolf e Victoria Ocampo
Traduzione: Francesca Coppola
Editore: Edizioni Medhelan
Pagine: 144
Pubblicazione: 2024

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