Dalla montagna perduta | Pierre Jourde

Dalla montagna perduta | Pierre Jourde

La voce di Jourde è quella di chi ti guarda dritto negli occhi e non ti nasconde nulla: una scrittura che preferisce il sapore aspro della verità alla dolcezza artificiale della nostalgia.
Recensione di Paolo Perlini

Dopo Paese perduto, sarebbe stato logico smettere. Quel libro aveva portato la scrittura fino al punto di rottura: il villaggio messo a nudo, la comunità smascherata, l’autore esposto alle conseguenze concrete delle proprie parole. Tornare all’Alvernia, allora, non significa insistere su un tema, ma cambiare radicalmente prospettiva: non più accusare, non più difendersi, ma interrogare ciò che resta quando il conflitto si è consumato.
Con Dalla montagna perduta, pubblicato in Italia ancora prima che in Francia, Pierre Jourde torna nei luoghi che hanno forgiato la sua anima e la sua scrittura, ma lo fa senza alcuna concessione alla nostalgia o al facile sentimentalismo. L’Alvernia, come sempre, è al centro. La descrive esplicitamente come un non-luogo pieno, un centro vuoto, una regione che si riconosce proprio per la sua mancanza di qualità. Io direi per la sua universalità:

«Per meglio prendere le misure di questa estraneità rispetto a sé stessa dell’Alvernia, basta mettersi davanti a un paesaggio qualsiasi, uno a caso: l’Hagaar, la foresta congolese, le steppe della Mongolia, gli altipiani tibetani, il deserto della Libia, le grandi pianure del Far West o la pampa argentina. Dopo averlo considerato con attenzione si può affermare: “To’, sembra di essere nel Cantal”. io l'ho fatto spesso, in modo spontaneo. E la somiglianza, ogni volta, è sconvolgente. Immancabilmente».

È una narrazione che rifiuta la "cartolina" per turisti e ci sbatte in faccia la realtà di una comunità che osserva e giudica, un organismo vivente che non perdona chi se n’è andato e che custodisce segreti vecchi quanto le sue pietre. Come in Paese Perduto troviamo storie estreme, aneddoti crudeli raccontati senza enfasi, con una naturalezza che disarma: amputazioni, incidenti, corpi scorticati, dolore sopportato senza emozione. Non c’è compiacimento, ma nemmeno denuncia. C’è la constatazione che questo mondo appartiene a un’altra realtà, ormai quasi inaccessibile. Come ho potuto constatare di persona, è una postura che esiste ancora in molti paesi delle nostre montagne o in altri sperduti di campagna, dove il tempo sembra essersi fermato. Dove la salute, l’integrità del corpo assume un altro valore e tutto deve essere fatica, sudore, dolore, altrimenti la vita non ha alcun senso.

Jourde insiste più volte su un punto: la sua attività principale, fin dall’infanzia, non è stata ritrovarsi, ma perdersi. Perdersi nei sentieri, nelle foreste, nelle pieghe del territorio. Perdere la strada significa perdere la posizione, e perdere la posizione significa sospendere l’identità. In questo senso la montagna non è un luogo di elevazione, ma di svuotamento. Non conduce in alto: conduce nel nulla. E quel nulla non è il vuoto moderno dell’alienazione, né il silenzio pacificato della contemplazione. È un nulla abitato da presenze intermittenti: odori, animali, rituali, fantasmi familiari. Il latte, il letame, il nero delle stalle, il blu che sfiora il nero del cielo. 

Jourde osserva il suo paese, la sua montagna, l’Alvernia come si osserverebbero “gli ultimi Maya o gli ultimi Babilonesi”: con stupore, con rispetto, ma senza illusioni. La modernità è già arrivata, e ha vinto. Ciò che resta è una traccia sottile, un filo che collega appena quel mondo al nostro.

Uno degli aspetti più sorprendenti del libro è come Jourde parla della bellezza: non la descrive, la aggira. Lo dice apertamente: la bellezza non si guarda in faccia. Se la fissi, scompare. La bellezza arriva di lato, mentre stai facendo altro, quando non la stai cercando. È un’esperienza secondaria, obliqua, quasi colpevole. E questa idea attraversa tutto il libro, diventando una vera e propria etica dello sguardo.
E a me questo libro, come la bellezza è arrivato di lato, quando non lo stavo cercando.


Titolo: Dalla montagna perduta
Autore: Pierre Jourde
Traduzione: Silvia Turato
Casa editrice: Prehistorica editore
Pagine: 180
Pubblicazione:  2025

Compra sul sito dell'editore  


Ti è piaciuto questo articolo? Dacci una mano! Il tuo aiuto ci consente di mantenere le spese di questa piattaforma e continuare a diffondere l'arte.
L'associazione si sostiene senza pubblicità ma soltanto con le tessere associative e l'impegno dei soci.
I Link verso i canali di vendita sono inseriti al solo scopo di agevolare gli utenti all'acquisto.
Sottoscrivi la tessera associativa con una piccola donazione su PAYPAL
Oppure puoi offrirci un caffè.

 

Privacy Policy