Desiderare Bowie | Massimo Palma

Desiderare Bowie | Massimo Palma

Recensione di Chiara Bianchi

Gennaio si presenta con le luci fredde e la polvere degli anniversari e quella domanda insinuante: che cosa resta, quando l’icona non può più cambiare pelle davanti a noi? Dieci anni dopo la sua dipartita, Bowie resta comunque una «cosa». Non nel senso di oggetto, ma in quello inquietante e preciso di creatura scenica, di personaggio, di finzione reale. Una presenza che esiste proprio perché si inventa e si inventa proprio perché esistere, nudo e frontale, è troppo. 
In Desiderare Bowie (nottetempo, 2025) Massimo Palma lo insegue non per catturarlo, ma per capire cosa lo spingeva a fuggire. La risposta che vibra sotto la pagina, come un basso continuo, è una parola poco glamour e molto umana: paura. 

Paura non come incidente ma come condizione di base, come meteorologia interiore. Una persistente sensazione che il mondo sia troppo vicino, o troppo vasto, e che tu, nel mezzo, sia una creatura esposta. Palma fa emergere una figura di Bowie che non coincide con la caricatura del camaleonte felice, del trasformista per gioco. Le maschere che indossa, non sono soltanto estetica, sono una tecnologia di sopravvivenza. Ogni pelle nuova è una tuta pressurizzata che permette di stare nello spazio senza esplodere. 
C’è poi una paura più perforante, più intima, meno fotogenica: la paura di scoprirsi. Bowie cerca sé stesso proprio mentre organizza mille modi per non incontrarsi mai davvero. Come se l’identità fosse una stanza piena di specchi deformanti e lui entrasse sempre con una torcia diversa, cambiando angolo, cambiando voce, nome, sound, pur di non vedere l’immagine reale, quella senza scuse. 

I travestimenti diventano il punto in cui Bowie non cambia pelle per aggiungere colore alla festa, ma per negoziare la distanza tra sé e il mondo. Ziggy, il Duca Bianco, l’uomo di Berlino, l’alieno elegante non sono costumi da indossare e dismettere con leggerezza. Sono strategie, tentativi ripetuti di dare forma alla paura. Il personaggio funziona come una diga trattenendo l’invasione del reale e allo stesso tempo producendo energia. E però ogni personaggio porta con sé un rischio: diventare prigione. La maschera salva, ma chiede un prezzo. Per questo Bowie non può fermarsi e appena una sua figura si stabilizza, amata dai fan, comincia a minacciare la sua libertà e lui la uccide, la sostituisce, la lascia dietro come un vestito dismesso. La metamorfosi è movimento, ma anche una specie di fuga controllata, non verso qualcosa, ma via da qualcosa. 

In questa geografia emotiva, la cultura, soprattutto i libri, è materiale combustibile. Bowie legge non per arricchirsi ma per cercare mappe della paura, lessici per nominare ciò che resta muto. I libri danno forma e lui prende quella forma e la trasforma in suono, in immagine, in persona. 
La fascinazione per la letteratura diventa allora una specie di contrabbando: idee, atmosfere, ossessioni passano la dogana e finiscono nei testi. Non è citazionismo da studente brillante. È più simile a una contaminazione: Bowie si lascia colonizzare da immaginari altrui per generare il proprio. E qui la musica è un organismo che nasce dalla lettura, più rapido più sensoriale, più ambiguo. La canzone fa una cosa che la parola da sola non riesce a fare: ti fa percepire quella paura. 

Palma mette al centro del suo saggio il desiderio. Desideriamo Bowie perché Bowie desidera ciò che teme. Desidera il bordo, l’ignoto, l’alienità e insieme ne ha terrore. Il desiderio diventa maniera elegante di chiamare una spinta primitiva ad avvicinarsi all’abisso quel tanto che basta per poter dire “ci sono stato” senza cadere davvero. E le maschere regolano la distanza. Permettono di restare intero. 
E allora, a dieci anni dalla sua scomparsa, la commemorazione smette di essere un fiore sul marmo e diventa una domanda viva: cosa ce ne facciamo oggi di quella paura? Forse la risposta è la stessa che Bowie ha messo in scena da sempre: non la si vince, la si traduce. In un personaggio, in un riff, in una frase presa in prestito da un libro e resa irriconoscibile. La si porta a ballare, con un sorriso troppo lucido per essere sereno.

Titolo: Desiderare Bowie
Autore: Massimo Palma
Pagine: 156
Casa editrice: nottetempo
Pubblicazione: 14 novembre 2025

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