Una lettura capace di parlare a chiunque si senta fuori tempo massimo
Recensione di Simonetta Gallucci
Siete di quelli che il 24 dicembre alle sei di pomeriggio vi aggirate ancora come mosche impazzite in cerca di regali? Fermatevi un attimo, ché vi svolto il Natale: regalate(vi) Works di Vitaliano Trevisan, edito da Einaudi, nell’edizione ampliata del 2022.
Nella quarta di copertina si legge che la scrittura dell’autore è “originale come un classico pezzo di jazz” e non potrei dirlo meglio, soprattutto perché non ne so nulla di jazz; per come lo immagino, è un inanellarsi di virtuosismi, e in questo Trevisan dà sfoggio di bravura. Lo fa, però, senza ostentazione, sfruttando un’ironia che, se non fosse innata, sarebbe difficile da simulare. Si autocita, inserisce note e digressioni nelle note, si perde senza perdersi, ancorato al filo della memoria e dell’esperienza. Spietato, racconta la provincia, senza edulcorazioni, come può fare solo chi l’ha vista, l’ha vissuta e ci è restato. Si salta con lui da un’esperienza lavorativa all’altra, dal libretto di lavoro alle false partenze, dallo spaccio alle cucine componibili, dagli studi di architetti ai magazzini, comprendendo le sue scelte, di vita prima che di scrittura, per quanto all’apparenza irrazionali. Chi, come me, è cresciuto col sogno esplicito del posto fisso per acquietare le ansie genitoriali e quello segreto della scrittura, non può che ammirare un geometra con la sua stessa ambizione che, nell’attesa o in funzione della realizzazione di questo sogno, si adatta, si arrangia. Vive.
Ed esprime, con una chiarezza e un’ineluttabilità invidiabile, che: «L’origine è un vestito che uno non smette mai.» Questa frase racchiude il senso della scrittura di Trevisan, che a quell’origine attinge, facendone letteratura.
Ma perché leggerlo prima dei quaranta? Perché, poche pagine dopo la frase che ho citato sull’origine è arrivato, almeno per me, il momento, epifanico quando accade, aleatorio sempre, della frase sottolineata. La riporto, perché è cruciale per arrivare alle ragioni che mi spingono a raccomandare questo libro: «[…] di come mi vergognassi di me stesso e della mia situazione, cioè di avere quasi quarant’anni e non aver compiuto nulla, a parte i fottuti anni, né di aver trovato un posto nel mondo, o almeno scavato una tana fonda abbastanza dove rifugiarmi a leccare le mie ferite, orgoglio del cazzo compreso, al riparo dagli occhi di chi continuamente, direttamente e indirettamente, sempre mi ricordava che avevo quasi quarant’anni e non avevo combinato un cazzo. Scrittura compresa […].» Questo è il punto di coincidenza. Ho pensato che tutti, o almeno la maggior parte, di coloro i quali, come me, vedono all’orizzonte l’iceberg a doppia cifra degli -anta, questa sensazione di inettitudine, unita all’irrimediabilità del tempo che passa, l’hanno provata.
E allora cosa fare, se non spegnere il cellulare, scollegarsi dal mondo e fingere che questa cosa di sbattere le ciglia e avere quarant’anni non sia mai successa? Se solo si potesse… ma non si può. Però, un barlume di speranza in fondo al tunnel c’è. Nel capitolo precedente a quello da cui è tratta la citazione, il protagonista ha trentotto anni, sua moglie l’ha lasciato, si ritrova disoccupato e senza casa; decide quindi di accettare un contratto stagionale da gelataio, in Germania. Dopo quell’esperienza, pur continuando a fare i lavori più disparati, si fa strada nel mondo dell’editoria.
Mentre lo leggevo, un pensiero mi ha colpita con la nitidezza dell’intuizione geniale (o della gigantesca idiozia) e, visto che mi piacciono le chiusure a effetto, ve lo svelo. Se non abbiamo più la tempra per perseguire il sogno del chiringuito sulla spiaggia né i soldi per aprire un agriturismo nei trulli, dovremmo almeno concederci il lusso di fermarci e chiederci: ma io cosa voglio, davvero? E darci ancora una possibilità per realizzare i nostri sogni.
Insomma, noi che ci aggiriamo spauriti attorno ai quaranta, una gelateria tedesca ce la meritiamo!

Titolo: Works. Edizione ampliata
Autore: Vitaliano Trevisan
Pagine: 704
Casa editrice: Einaudi
Pubblicazione: febbraio 2022