Recensione di Lucia Roberta Zaffora
Ne L’esercizio involontario del sogno edito Les Flaneurs, Nicola Argenti costruisce un viaggio nel tempo e fuori dal tempo, che oscilla continuamente tra mito, fiaba filosofica e narrazione apocalittica.
Il protagonista, Iperione, un titano osservatore di mondi, scende sulla Terra negli ultimi quindici minuti di esistenza dell'umanità causando la sospensione del tempo. A partire da ciò il romanzo procede per quadri, ciascuno dedicato ad un incontro rivelatore. Con Bernardi, un contadino che vive sulla propria pelle i primi segni dell'apocalisse. Con Padre Pasquali, che sfugge dal “fuoco plantare” in una chiesa immobile. Con Vasistas, spirito delle fissazioni, coinvolto nella conversazione metafisica con Iperione. Con Hans Koppler, protagonista di un flashback settecentesco che narra l’origine di un mito linguistico. Con Assura, essere tormentato dal senso di colpa, che confessa un delitto avvolto nel simbolismo delle origini perdute. Infine, con Inosuke, un bambino-spirito giapponese, che chiede conto al titano del perché non abbia fermato la distruzione. Ciascun incontro è un tassello di un mosaico che non punta a spiegare, ma a evocare.
La prefazione stessa lo definisce "una finzione della finzione"; ed è esattamente ciò che il romanzo mette in scena: un doppio livello narrativo in cui tutto è metafora, simbolo, eco. Il romanzo lo si può leggere come allegoria, dove Iperione è la coscienza, l’origine, il ricordo, forse perfino la letteratura stessa, o come una fiaba, dove tutto avviene in un tempo circolare, sospeso, senza una logica realistica.
Gli scambi tra Iperione e Vasistas sono piccole parabole sul tempo, sul destino, sulla responsabilità delle decisioni: «Non esiste una sola fine, così come non esiste solo questo mondo e questa realtà. Esistono possibilità… invenzioni.»
Ma la riflessione più forte riguarda il rapporto tra scelta e origine: Assura scopre che nessun fato lo ha condannato; è lui stesso l’artefice del proprio male. La nostalgia dell’origine — tema del romanzo — è anche la sua condanna.
Argenti mostra una prosa ricercata, musicale, attraversata da echi classici, mitologici e poetici. Il lessico è volutamente elevato, il ritmo lentissimo e solenne, come se tutto fosse scritto in una dimensione sacra, rituale. Il romanzo non cerca mai di essere realistico: è un’opera simbolica che pretende lettori disposti a lasciarsi trascinare. Allegorico ambizioso, stratificato e raffinato che parla della fine ma, inevitabilmente anche dell'inizio.
Il romanzo vive di atmosfera, non di trama: Argenti sembra voler recuperare la funzione del mito come spazio di significazione, non di spiegazione. Nella prefazione il romanzo non vuole dare soluzioni ma raccontare, si presenta come un manifesto contro la narrativa didascalica e contro l’eccesso di spiegazioni.
Lo stesso Iperione è un narratore che osserva e registra, senza mai intervenire. Quasi un’allegoria dello scrittore stesso: onnisciente, ma non onnipotente.
L’esercizio involontario del sogno è un romanzo insolito, colto, ambizioso, che non teme di allontanarsi dai modelli narrativi convenzionali. Richiede attenzione, pazienza e la disponibilità a leggere un’opera più filosofica che narrativa.
È un romanzo che avvolge, non perché trascina nella trama, ma perché cattura con un’atmosfera densa, quasi ipnotica. Alcune pagine restano nella memoria come frammenti poetici. Non è un libro per tutti: è per un lettore che vuole lasciarsi sfidare, sorprendere, disorientare. Ma per chi accetta l’invito, il viaggio è straordinario.

TItolo: L’esercizio involontario del sogno
Autore: Nicola Argenti
Casa editrice: Les Flâneurs Edizioni
Pagine: 165
Pubblicazione: 2025
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