“Sono la paladina della legge, sono una combattente che veste alla marinara, io sono Sailor Moon e sono venuta fin qui per punirti, in nome della Luna!”
Ce ne parla Maria Teresa Renzi-Sepe
C’è stato un tempo in cui le ragazze giapponesi volgevano sognanti lo sguardo a Ovest. All’alba del Novecento, dai loro piccoli spazi, nelle scuole femminili e sulle riviste comparivano immagini di un mondo lontano, emozionante e sentimentale. Occhi grandi, mondi da fiaba: nasce così lo shōjo manga, il manga per ragazze, donne-bambine per definizione.
Dopo le prime “maghette” anni Sessanta che proprio non ne volevano sapere di crescere, seguite da Magica magica Emi e tutte le shōjo che invece non vedevano l’ora di diventare adulte, arriva una lei. Che si inserisce nell’interstizio fra la bolla immobiliare degli anni Ottanta e il fuoco caldo del tardo capitalismo. Sa di vecchio e nuovo insieme, di promesse non mantenute, ma è estremamente cool e porta una gonna molto corta: è Sailor Moon.
Ho trascorso innumerevoli pomeriggi su Canale 5 a guardarla, ho pregato mia madre di comprarmi il Cristallo di luna nella speranza di diventare come Bunny (Unagi in giapponese). Non ho mai smesso di credere che, un giorno, ci sarei riuscita. Effetto nostalgia? Certo, però dietro c’è molto di più. Perché Sailor Moon non subisce gli effetti dello spaziotempo e addirittura ascende al firmamento dei simboli culturali per molte comunità?
In La promessa della luna – edito da Moscabianca – Angelo Maria Perongini e June Scialpi sviscerano gli elementi cardine di questo fenomeno e che risiedono ben oltre la protagonista e il gruppo originario di guerriere Sailor che abbiamo conosciuto negli anni Novanta. L’ideatrice del manga Naoko Takeuchi, superando la parabola eteronormativa della sola Bunny, ha creato personaggi che rappresentano ed esplorano sessualità e genere in maniera pioneristica, ha mostrato ansie collettive postmoderne in versione kawaii.
Il saggio da esempio di un accurato queering che evidenzia sia meriti che punti ciechi del manga, contestualizzandoli in un Giappone consumista fatto da generazioni disilluse che hanno creato, a loro insaputa, l’immagine del Sol Levante tecnologico e zuccheroso che oggi conosciamo, ma che si preannuncia alquanto spaventoso. Specialmente riguardo quest’ultimo punto, l’appendice al saggio ci introduce al perché Sailor Moon sia una “fiaba nichilista”, pietra miliare di un genere ormai irreplicabile, lascandoci degli interrogativi dalle tinte cupe.
Perongini e Scialpi ci guidano nella recente storia del Giappone che si intreccia con i suoi movimenti femministi, le culture omosessuali, il tardo capitalismo e con l’altro – l’immagine dell’Occidente. La promessa della luna è un saggio prêt-à-porter, scorrevole, immersivo, puntuale. Ottimo per chi vuole vedere con occhio inedito l’impalcatura dietro la combattente che veste alla marinara: Sailor Moon, colei che ha attraversato ogni punto cardinale per testimoniare e contemporaneamente plasmare l’immaginario di tutte e tutti noi.
Quindi, se anche voi ci avete creduto, se avete pensato di svegliarvi ed essere come una guerriera Sailor, leggendo questo saggio vi accorgerete che forse ce l’abbiamo fatta – anche se non esattamente come ce lo immaginavamo.

Titolo: La promessa della luna. Genealogie di Sailor Moon
Autore: Angelo Maria Perongini e June Scialpi
Editore: Moscabianca Edizioni
Data di pubblicazione: 2025
Lunghezza stampa: 120 pagine