La strega | Shirley Jackson

La strega | Shirley Jackson

La raccolta La strega è consigliata per tutti quelli che Shirley Jackson la conoscono già, ma anche per chi si avventura nel suo universo letterario, così normale e così terrificante.

Recensione di Claudia Fogliani

A volte le cose che ci spaventano di più sono quelle che fanno parte della nostra quotidianità, perché sono così ovvie che non ci facciamo più caso; ma succede anche che, improvvisamente, mostrino un lato inaspettato e sempre sconvolgente. È questo lo spirito dei romanzi e dei racconti dell’autrice statunitense Shirley Jackson, a cui piace scoperchiare le apparenze domestiche e lasciar trapelare le perversioni delle famiglie e delle comunità.

Nel caso de La strega, una raccolta di quattro racconti tradotti da Silvia Pareschi per Adelphi nel 2023, il titolo potrebbe trarre in inganno; in un certo senso, lo fa, visto che non appaiono donne tenebrose a cavallo di una scopa, o riunite intorno a un fuoco in un bosco nella frenesia del sabba. Le streghe rimangono quindi un avvistamento impreciso, o forse inesistente, di un bambino che viaggia su un treno insieme alla madre e alla sorellina piccola; una di loro potrebbe celarsi dietro una ragazzina che descrive l’apocalisse ambientale ad un uomo ubriaco ad una festa; un po’ di stregoneria si può trovare pure nelle malefatte di Charles, raccontate da un suo compagno ai genitori; come anche l’estrazione di un molare può infondere un soffio vitale e stregonesco alla vita di una casalinga di provincia. 

Estratti dalla raccolta The Lottery or, The Adventures of James Harris (1949), che contiene il suo racconto più famoso, appunto, La lotteria, i quattro testi costringono i lettori a spostare il velo della quotidianità per estrarre il peggio da situazioni banali. Un sottile filo conduttore teso tra le narrazioni è la conversazione: niente di più innocuo che parlare con qualcuno, ma è proprio qui che Jackson attiva il cortocircuito narrativo con cui distorce la normalità del quotidiano. Nel caso delle narrazioni de La strega, è uno scambio di frasi tra un anziano sconosciuto e un bambino che porta a rivelazioni inquietanti, che la madre deve liquidare come uno scherzo, nel vano tentativo che non rimangano impresse nella mente del figlio. Nonostante ciò, il danno è fatto: se dal principio del racconto il bambino avvista streghe dal finestrino del treno, le dichiarazioni equivoche dell’uomo faranno diventare il dubbio sempre più certo. 

Si sa che alle feste bere un po’ troppo può portare a conversazioni così futili e profonde allo stesso tempo; ne L’ubriaco, un uomo, sgattaiolato in cucina per smaltire l’alcol con del caffè, si ritrova a conversare con un’adolescente. Convinto della sua superiorità – di uomo, di adulto e di sbronzo – le chiede come vanno i compiti, senza sapere che sarà la miccia che accenderà una conversazione sulla fine del mondo. La ragazza se la immagina così: «Non so perché, ma penso che cominceranno a sparire le chiese, prima ancora dell’Empire State Building. E poi tutti i grandi condomini lungo il fiume scivoleranno lentamente nell’acqua con la gente dentro. E le scuole, magari durante l’ora di latino, mentre leggiamo Cesare». Il tono sicuro e tagliente della ragazza mette a disagio l’ubriaco che, schiacciato dal peso delle sue mancate risposte, preferisce tornare tra i suoi coetanei, perché «quando lui era giovane la gente non parlava così». 

In Charles, il terzo racconto, il solito copione tra genitori e figli – che implica la domanda di rito “Com’è andata a scuola?” e la risposta automatica: “Bene.” – viene spezzato grazie alle avventure scolastiche di Charles, compagno di classe di Laurie. Se inizialmente il racconto serviva a spostare l’attenzione da lui, le bravate del bambino intrattengono i suoi genitori così tanto, che il nome viene adottato nel lessico familiare: «Alla terza settimana di scuola Charles era ormai un’istituzione nella nostra famiglia; la piccola si comportava da Charles quando piangeva tutto il pomeriggio; Laurie faceva il Charles quando riempiva di fango il suo carretto e lo trascinava in giro per la cucina; [...]». 

Nell’ultimo racconto, Il dente, dopo molti anni di sofferenza per un orribile mal di denti, una casalinga di provincia decide recarsi a New York per farsi finalmente visitare da un dentista. Il marito l’accompagna a prendere l’autobus; nella loro conversazione si ravvisa lo stato d’animo della donna, che segnala una strana sensazione provocata dal dente, molto più che fastidio: «Sono tranquilla. È solo che mi sento come se fossi tutta un dente. Nient’altro». Il viaggio notturno è un delirio di sonno, dolore e codeina, in cui conosce Jim, un altro passaggero, che le dice misteriosamente che l’accompagnerà. Arrivata a New York, il dentista decreta che non si può fare altro che estrarre il molare che tanto la fa soffrire. Nei momenti che precedono la procedura, la donna sente che: «Il dente, che l’aveva condotta a colpo sicuro fin lì, ora sembrava l’unica parte di lei dotata di un’identità»; quest’ultima si rivela la parola chiave del racconto, che dimostra come qualcosa di piccolo, un dettaglio, possa modificare completamente la percezione di sé e del mondo. 

La raccolta La strega è consigliata per tutti quelli che Shirley Jackson la conoscono già, ma anche per chi si avventura nel suo universo letterario, così normale e così terrificante.

Titolo: La strega
Autrice: Shirley Jackson
Editore: Adelphi
Pagine: 66
Pubblicazione: 2023

Compra sul sito dell'editore
Privacy Policy