Bugie su mia madre | Daniela Dröscher

Bugie su mia madre | Daniela Dröscher

Un romanzo-terapia che racconta la storia del corpo di una madre. Una storia di genitorializzazione e di come si rinunciare al rancore, attraversandolo.
Una recensione di Maria Teresa Renzi - Sepe

La piccola Ela ci apre le porte della sua vita dai sei ai dieci anni, vissuta negli anni 80 nel piccolo paese di Obach, nel centro della Germania. La sua è una famiglia modello: il padre è un ingegnere, la madre fa qualche lavoro da segretaria, vivono in una casa grande e il benessere è il loro biglietto da visita, oltre che un punto di arrivo. Il muro di Berlino è ancora tutto intero, il dibattito sull’energia atomica incalza, ma i mondiali di tennis, le decappottabili sportive e gli investimenti nelle multinazionali sono argomenti di conversazione più interessanti. La vita è perfetta, se non fosse per un piccolo dettaglio: la madre di Ela è grassa.

Bugie su mia madre, edito da L’Orma, racconta la guerra fredda che si è svolta in quegli anni tra padri e madri, uomini e donne. Nel caso della famiglia di Ela, il campo di battaglia è il corpo di sua madre: sulla larghezza dei suoi fianchi o la pienezza del suo ventre ogni colpo può essere scagliato da chiunque, nessuno escluso. Ela parteggia, al contempo, per la madre, per il padre, poi per il resto del mondo che sbircia la loro famiglia disfarsi, mentre la piccola cerca invano di tenere tutto insieme. Ela tifa un’unione che presuppone necessaria, ma che non ha mai davvero conosciuto: l’amore è il più grande assente.

Daniela Dröscher, classe 1977, ripercorre nel dettaglio la sua infanzia per raccontare sua madre e le madri di molte generazioni, alternando il punto di vista di lei bambina a quello di lei adulta in dialogo con la madre. Ci fa immedesimare completamente nella piccola Ela; poi, concede all’adulta o all’adulto che è in noi ampie riflessioni sulla generazione dei Baby Boomer occidentali, che raramente ha messo in dubbio cosa volesse dire essere genitori, ma ha visto disgregarsi il mito dei ruoli. Ogni tentativo di affermazione della madre della protagonista di ricoprire un ruolo diverso da quello di madre/moglie viene cancellato, ridicolizzato, prevaricato dal marito/padre e dal contesto che la circonda. L’autrice narra questi tentativi falliti – talvolta affrontati con il cibo come un mezzo per ripagarsi, ma mai abbandonati – con una scrittura sincera, dolorosa e delicata.

Tra gli aspetti che emergono, anche dall’ottima traduzione di Flavia Pantanella, c’è quello della lingua, delle parole che descrivono il corpo, delle parole degli adulti e della spaesante realtà sociale vissuta dalla madre di Ela. La donna è, infatti, una tedesca di Slesia; la sua famiglia era originaria della Polonia e per questa ragione è sempre stata trattata da straniera a Obach. Questa è una sorte comune a molti tedeschi nel secondo dopoguerra: “l’inferiorità dell’uomo slavo” era tra i capisaldi dell’ideologia nazista, trasformatosi poi in stereotipo – e lo è ancora oggi in certe parti della Germania.

Un romanzo-terapia quello di Daniela Dröscher, nel senso che l’autrice ci arriva alla fine di quello che sembra essere stato un lungo percorso personale sul tema della genitorializzazione. Ma anche perché leggerlo vi farà l'effetto di una seduta di analisi. Vi farete tante domande, vi darete poche risposte, ma avrete una nuova prospettiva.

In Bugie su mia madre, Daniela Dröscher riesce a fare su carta quello che in pochi fanno nella realtà: rinunciare al rancore, attraversandolo, narrandolo e riconvertendolo in qualcosa di bello.



Titolo: Bugie su mia madre
Autore: Daniela Dröscher
Editore: L’Orma
Data di pubblicazione: 2025
Lunghezza stampa: 384 pagine

Compra sul sito dell'editore
Privacy Policy