Cartagloria | Rosa Matteucci

Cartagloria | Rosa Matteucci

Una preghiera stonata, litania del dolore e del desiderio
Recensione di Chiara Bianchi

Con Cartagloria (Adelphi, 2025) Rosa Matteucci firma un’opera che si colloca sul confine instabile tra il romanzo e il monologo liturgico, tra la crisi mistica e la tragicommedia psichiatrica. Come una litania sbilenca, un inno distorto alla grazia negata, intonato dalla voce febbrile di una protagonista che, pur anelando al divino, si ritrova inchiodata alle bassezze del reale.

La protagonista – una donna nevrotica, visionaria, lucidamente dissociata – tenta un percorso di redenzione spirituale, iniziato inconsapevolmente da bambina, che finisce col diventare un delirio amministrativo dell’anima, tra confessionali che sembrano sportelli postali e riti che appaiono pièce teatrali. Il risultato è un racconto claustrofobico e follemente comico, un flusso continuo di pensiero in cui ogni pagina sembra partorita da una mente in preda alla febbre e alla fede, senza più distinguerle.

Ero un ragnetto imprigionato al centro di una fitta tela intessuta da un destino avverso. 

La prosa di Matteucci si conferma come una delle più riconoscibili e idiosincratiche della narrativa italiana contemporanea: barocca, gorgogliante, privatamente eccessiva, un’orazione che non chiede permesso per scendere nell’abisso del ridicolo pur di raggiungere un frammento di verità. 
C’è un gusto per l’iperbole, per il lessico obsoleto e per il singulto luttuoso di foscoliana memoria. Ma è proprio questo eccesso che fa della scrittura di Matteucci un atto di resistenza. Se la lingua è follia, la follia è l’unico modo possibile per dire Dio.
Al centro di questo monologo liturgico c’è la contraddizione tra il desiderio di redenzione e l’impossibilità della fede. La protagonista non crede davvero, ma vuole disperatamente credere. La liturgia è rifugio e prigione, il vocabolario religioso è al tempo stesso un salvagente e un peso morto.

Il dolore personale – quello di una famiglia disfunzionale, della solitudine, dell’inadeguatezza – viene trasfigurato nel rituale, ma mai davvero superato. Come in gran parte della produzione di Matteucci, il trauma non è tematizzato: è assunto come condizione di partenza, e viene reso linguaggio, stilizzazione, performance. Ecco perché chi legge ride, ma con le mascelle serrate.
Il romanzo, nel suo incedere, non concede tregue emotive né narrative; la trama è sottile, quasi accessoria. 

Cartagloria è un’opera che riesce a trasformare il disagio spirituale in forma letteraria, non redime né rassicura. 

Rosa Matteucci si conferma autrice fuori dai canoni, capace di mescolare la liturgia con la nevrosi, il bisogno di amore con la ricerca disperata. Il risultato è un’opera che resta, come la fede, sulla soglia tra il rifiuto e il desiderio.

Nella mia infanzia è mancata una frase soltanto, in assenza della quale tutto fu perduto e confuso: «Ti voglio bene».

Titolo: Cartagloria
Autore: Rosa Matteucci
Casa editrice: Adelphi
Pagine: 153
Pubblicazione: 2025

Compra sul sito della casa editrice


Ti è piaciuto questo articolo? Dacci una mano! Il tuo aiuto ci consente di mantenere le spese di questa piattaforma e continuare a diffondere l'arte.
L'associazione si sostiene senza pubblicità ma soltanto con le tessere associative e l'impegno dei soci.
I Link verso i canali di vendita sono inseriti al solo scopo di agevolare gli utenti all'acquisto.
Sottoscrivi la tessera associativa con una piccola donazione su PAYPAL
Oppure puoi offrirci un caffè.

 

Privacy Policy