Un romanzo on the road che mescola ironia, introspezione e paesaggi interiori.
Recensione di Paolo Perlini
C’è un solo Ferragosto della mia vita che ricordo nitidamente: quello di trent’anni fa. Lo ricordo perché trascorsi la sera sul divano, con mia moglie addormentata accanto e la piccola che succhiava il latte. E io, dopo innumerevoli anni, tornavo a guardare un film in televisione: Il sorpasso, con Bruno Cortona e Roberto Mariani che scorrazzano sulla Lancia Aurelia B24, fino al tragico epilogo.
In Un ferragosto di Giovanni Follesa, a scorrazzare su un’auto è Giorgio Sercinu, governatore della Sardegna. Camuffato con barba e capelli finti, lenti a contatto, e risponde al nome di Lorenzo. Dopo un anno dalla sua elezione, e dopo aver compreso che “il vero potere non è possedere le cose, ma controllare le persone”, entra in crisi. Una crisi politica, certo, ma soprattutto personale: il rapporto con Bruna è ormai logoro, e alla razionalità del buon amministratore sembra mancare la passione e la volontà.
Così, per tornare a toccare con mano la realtà, decide di iscriversi a BlaBlaCar. Capisce che «la gente comune che viaggia con me in auto, gli anziani in fila alla posta per ritirare la pensione, persino la massa informe che affolla i centri commerciali la domenica, si dimostra sempre più avanti del ceto politico nell’intercettare le diversità, magari senza capirle».
Trascorre diverse giornate alla guida, percorrendo le strade dell’isola in compagnia di passeggeri occasionali. In questo Ferragosto, il suo viaggio da Cagliari alla Costa Smeralda, poi a Sassari e infine all’imbarco di Porto Torres, è condiviso con tre figure: Bastiano, fresco di laurea in Filosofia, che pur di lavorare si è arruolato nella Brigata Sassari; Manuel, giovane studente dell’Accademia di Belle Arti, capace di disegnare le persone per quello che sono davvero, carpirne i segreti, l’anima; Ersilia, eccentrica nobildonna cagliaritana, dal volto ampio e “cubista”.
Nel corso di questo viaggio, Giorgio scopre una Sardegna autentica e soprattutto sé stesso. Il paesaggio, da sfondo, diventa complice, quasi colonna sonora:
«...i nuraghi: osservati insieme, disegnavano note di pura improvvisazione in uno spartito che suonava solo desolazione. Ecco perché guido, mi fa sentire un musicista».
Il tema del viaggio condiviso è un classico della narrativa e del cinema; permette l’incontro tra personaggi diversi, dialoghi vivaci, e situazioni spesso comiche o surreali. Ne avevamo già parlato in questa recensione.
Come in Tre uomini in barca, anche qui il viaggio diventa occasione di riflessione e umorismo. Ma la barca è un’utilitaria, e il Tamigi è sostituito dalle statali sarde.
C’è poi l’altro grande tema: quello del potente che si traveste per conoscere il proprio popolo. Un’idea che affonda le radici nelle Mille e una notte, nei re incogniti delle favole, nei principi scambiati con poveri. Ma Giorgio Sercinu, alla fine, non cerca davvero il parere degli altri: cerca il proprio. Vuole capire se ha ancora una voce, se riesce a suonare la sua musica; se ha una musica.
Da leggere il prossimo Ferragosto, soprattutto se sarà molto caldo, con della musica jazz di sottofondo e una spruzzata di Chanel n° 5 nell’aria. Grazie a questo romanzo, ho ricordato il mio ferragosto di trent'anni fa, ed è un ricordo piacevole.

Titolo: Un ferragosto
Autore: Giovanni Follesa
Casa editrice: Camena edizioni
Pagine: 168
Pubblicazione: 6 maggio 2025
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