Anatomia della battaglia | Giacomo Sartori

Anatomia della battaglia | Giacomo Sartori

Tra ideologia e silenzio, la geometria di un legame spezzato
Recensione di Chiara Bianchi

Anatomia della battaglia di Giacomo Sartori (Terrarossa, 2025) è un libro che non si legge: si attraversa, come si attraversa un campo dopo la pioggia, con le scarpe che affondano e il cielo che promette altro fango. L’autore mette in scena un conflitto che è tutto interiore, eppure radicato in decenni di storia politica, ideologica e familiare.
È un’autopsia affettiva, un’indagine senza giudici né colpevoli netti, dove il padre – ideologo inflessibile, uomo granitico – diventa simbolo e rovina, testimone e maceria.

Con Anatomia della battaglia, pubblicato la prima volta ormai vent’anni fa, Sartori pone le basi di quella che diventerà una delle forme più potenti della narrativa contemporanea italiana: l’autofiction. Il narratore, figlio del padre, coincide con l’autore stesso, che ha scelto di scavare nella propria biografia per illuminare le ferite collettive e private di un’intera generazione. Per poter comprendere e raccontare la mentalità del padre, Sartori ha dovuto immergersi nella Storia – in particolare nelle pieghe ideologiche e culturali del fascismo, che ha attraversato e segnato profondamente la formazione dell’uomo che fu suo padre.

Il narratore non cerca vendetta né assoluzione. Cerca, forse, solo di capire. Di capire come si forma un uomo e come si spezza un figlio.

Era un uomo che credeva più nelle idee che nelle persone, più nella lotta che nell’amore.

La scrittura di Sartori è un corpo che si tende, che non cede mai alla seduzione del pathos gratuito. È sorvegliata, precisa, tagliente: dice esattamente ciò che vuole dire, e lascia che il non detto faccia il resto. Una lingua apparentemente sobria, che però lavora in profondità. Ogni frase pesa, ogni parola è scelta per ferire o per guarire, mai per compiacere.

Lui parlava poco. Le sue parole erano come pietre che si sceglie con cura, e poi si gettano nel fiume.

Il rapporto padre-figlio non si consuma nel confronto, ma nel vuoto. Il padre non è un personaggio da romanzo: è un peso specifico, una massa gravitazionale attorno a cui il figlio ha orbitato per tutta la vita, senza mai atterrare.
E questo vuoto diventa ancora più incolmabile quando sopraggiunge la malattia. La figura del padre si sgretola, ma non si umanizza: resta distante, quasi intoccabile, mentre il corpo si consuma. Il figlio osserva — e scrive — con una freddezza apparente che è solo il rovescio di un amore troppo complesso per darsi un nome.
Eppure, il racconto non è prigioniero della sua cupezza. C’è spazio per il pensiero, per una riflessione lucidissima sulle ideologie, sulla responsabilità, sull’amore che non si dice.

Forse l’amore era lì, ma non era nelle parole. Era nei silenzi, nei gesti che sembravano sbagliati.

Anatomia della battaglia è un libro scomodo, a tratti doloroso, ma necessario. Non offre una via d’uscita: offre uno specchio. E nei giorni in cui si ha il coraggio di guardarlo, riflette qualcosa di profondamente nostro.

Titolo: Anatomia della battaglia
Autore: Giacomo Sartori
Casa editrice: Terrarossa
Pagine: 270
Pubblicazione: marzo 2025

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