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Il Cielo per Roma | Mariano Bàino

Il Cielo per Roma | Mariano Bàino

Il Cielo per Roma, di Mariano Bàino

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Il romanzo inizia facendo il verso a uno degli incipit più conosciuti, due sole parole, una richiesta:
«Chiamatemi Chiaffredo».

Ci vuole una buona dose di coraggio per imitare quello che rientra tra i 100 incipit più efficaci di tutta la letteratura mondiale. Coraggio, oppure consapevolezza del proprio valore, perché dopo la lettura di questo romanzo di 264 pagine ci si può soltanto inchinare davanti a un maestro della parola.
Credo che di quest’anno, Il Cielo per Roma sia il libro che ho martoriato più di tutti con le sottolineature e le orecchie agli angoli e continua a offrirmi spunti, giochi di parole piacevoli da leggere, neologismi che dopo una ricerca ti rendi conto che tali non sono.

«Chiamatemi Chiaffredo», dice il protagonista, perché in realtà, a parlare è un altro, è l'anima di Sinesio di Cirene, filosofo neoplatonico e discepolo della filosofa Ipazia. Viene mandato sulla terra da Kontrollo, il capo del Katechon, per indagare sul conflitto all'interno della Chiesa, divisa fra due papi uno reggente e uno emerito. Il primo è il rivoluzionario Materno I, il secondo è il tradizionalista e dimissionario Gregorio XVII. Chi vuole trovare qualche analogia con il presente, faccia pure.

Il passaggio di Sinesio nel corpo di Chiaffredo è stato piuttosto banale, pare che anche lui si aspettasse qualcosa di più.

«...era stato piuttosto fluido, mi ero spostato in diagonale nell'aria gialla del mio spazio meditativo e poi, tuffandomi nel nulla fuori di lì, senza nulla vedere, insieme alla spinta delle ali ho sentito che passavo oltre un confine invisibile.
Una cosa semplice, semplice. Nessun varco. Nessuna porta. Nessun albore. Assenza di ogni suono biblico, di una voce ispirata, un ansito, che so, di Samuele, Tobia, Giobbe, un proverbio dei Maccabei, un fruscio del Qohelet...».

Ed è così che Sinesio, nel corpo di Chiaffredo, si muove per le strade di Roma, inciampa continuamente sui piedi piccoli che lo portano davanti a un palazzo, poi sull'ascensore, sul pianerottolo del terzo piano, davanti a una porta lucida e un'etichetta d'ottone intestata a Chiaffredo Buffaldieci Guastella, avvocato.

«Cercherai di aggirarti fra le cose vaticane, di sorvegliare eventi e personalità; mi informerai su qualunque importante sviluppo negli affari del papato, aiutandomi a capire chi dei due papi è il Deus-Trinitas e chi per il serpente. C’è poi un predicatore, anche televisivo, in giro per l’Italia. Ogni giorno la messa dei suoi seguaci aumenta. Ha detto che indicherà in un discorso chi è l’Avversario e chi il vicario di Cristo. Ma chi è questo predicante? Chi c’è dietro quel lungo nome brasiliano: Benicio Aparecido Pereira Rodriques? Mi segui Sinesio?» gli aveva detto Kontrollo.

La sua missione inizia proprio da qui, andando ad ascoltare sui Monti Sibillini il predicatore per il quale si organizzano addirittura pullman di pellegrini.

«Appare. È sul palco, dà il bastone da pellegrino a qualcuno, impugna l'asta del microfono, scruta tra la folla. Me lo aspettavo meno classico, invece è un eremita da quadro, con la tonaca e il cordiglio in vita, un francescano gualcito che pare uscito da una fantasia di Hieronymus Bosh, fra il santo e il demoniaco...Mentre inseguo la visione di Benicio, le bestie più vicine al palco piegano le zampe anteriori. Si inginocchiano. Buoi in ginocchio, davanti al beato, tutti nello stesso momento. Silenzio rotto solo dai campanacci appesi al collo degli animali».

E poi i fuochi d'artificio: il capitolo che segue, il numero 6, è composto da dieci pagine.
Se non fosse un delitto, le strapperei e ne farei un libro a parte, da leggere ogni giorno come un breviario.

«… Vi siete alzati presto, oggi, prima che i galli chicchiriassero, per farvi di’ da ‘o consheleiro come stanno le vacche, eo, perché lo sapete che vi dico sempre le cose come stanno. Ennamiseria, stanno che sarebbe meglio che le vacche allevassero voi e non voi le vacche…».

Dieci pagine funanboliche, visionarie in un linguaggio che prende prestito dal portoghese o forse da una lingua inventata.

Chiaffredo Buffaldieci Guastella prosegue poi le sue indagini, sale sul monte della Sibilla, conosce Matilda, un angelo diventato donna e si imbatte in Mefisto/Orson che desidera condurlo al doppio gioco.

«Ma farei meglio a pensare a quei due, al solenne, ieratico e scarno Gregorio XVII, papa emerito, e a quell'altro in carica, dall'inaudito nome pontificale di Materno I, dall'aspetto così ciccio, giovanneo, pappagorgiuto».

L’attualità diventa ancora più prepotente quando si diffonde il virus Morfar 19 e costringe l’uso di mascherine e contenimento sociale.

Chiaffredo si aggira in una città dove «ci sono mezzi della nettezza urbana e grosse agavi. In mezzo alla strada un paio di vecchi materassi a molle, termosifoni, copertoni d’automobile, grigi computer prima maniera».

Il cielo per Roma fa parte della collana Quisiscrivemale dove non è fondamentale la storia e il come va a finire.
Importa lo stile, e scritto in questo modo anche l’elenco telefonico, il bollettino parrocchiale o quello economico della banca, diventano letture capaci di far riflettere, inquietare, sollevare dubbi e soprattutto divertire.

Il cielo per Roma
Mariano Bàino
Anno: 2021
Collana: quisiscrivemale
Pagine: 264
Compra sul sito dell’editore


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