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Lydia Millet | I figli del diluvio

Lydia Millet | I figli del diluvio

Lydia Millet – I figli del diluvio
Le nuove generazioni e la necessità di far pace con la Natura

di Chiara Bianchi 

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I figli del diluvio, dal titolo originale A Children’s Bible, scritto da Lydia Millet, tradotto in italiano per NN Editore da Gioia Guerzoni, è un romanzo corale che parla di noi, della nostra fragile società diretta al disastro.   

«Per un cervo, gli umani devono essere dei mostri.»

La storia parte con un ricordo della protagonista di quell’estate al lago, in cui un gruppo di famiglie, con al seguito un folto numero di adolescenti e bambini, affitta una grande villa dove trascorrere le vacanze.

Gli adulti sono occupati a bere, a perdersi in inutili chiacchiere, a ballare, il tutto ignorando costantemente la presenza dei propri figli.

Dall’altra parte il gruppo di adolescenti vive un momento di libertà condizionata.  È stato loro vietato l’utilizzo dei cellulari, ritrovandosi smarriti in una prigione analogica che poi si rivelerà una scoperta: di se stessi, degli altri, della Natura circostante – i boschi, il lago, i primi contatti amorosi.

La voce narrante è Eve, o Evie come la chiama il piccolo Jack, suo fratello. Ella racconta del principale intrattenimento del gruppo, cercare di scoprire a quale membro appartengano quei genitori. La sua voce è limpida sia quando con grande impeto disprezza gli adulti presenti, specie nella loro funzione genitoriale, sia nelle sue riflessioni, intuitive e condivisibili – il passaggio a un noi narrativo definisce il pensiero comune di tutti gli adolescenti presenti – da giovane donna adulta.

«Eppure avevano voluto esseri diversi. Devo ricordarmene., penso mentre torno nel granaio. Quello che la gente avrebbe voluto essere ma non è mai diventata viaggia insieme a loro. Gli fa compagnia.» 

Il costante disinteresse per i più giovani da parte dei genitori, porta Eve a dedicarsi alla cura del fratello Jack, descritto con delicatezza come una creatura rara da proteggere a tutti i costi, un animo sensibile, appassionato di animali, una mente ingenua eppure saggia, dotata di una fragilità quasi disarmante e di un intuito unico. Da un adulto egli riceve una Bibbia per bambini, nonostante non ci sia nessuna formazione religiosa alle spalle, e scopre in quelle pagine, con la curiosità che lo contraddistingue, una stretta connessione tra quelle storie con immagini e la realtà che lo circonda, con il mondo tutto.

Un uragano disturba la vacanza, arriva potente e inaspettato nella sua violenza, gli adulti sono nel panico, non hanno una strategia precisa per difendersi e per difendere i più giovani. L’unico modo che conoscono, per non perire, è continuare a voltarsi dall’altra parte, anche di fronte all’evidente buco sul tetto dovuto alla caduta di un albero, all’acqua che invade la mansarda e il soggiorno.

Mentre il racconto avanza e noi conosciamo ogni personaggio grazie a Eve e ai dialoghi, punto forte di questo romanzo corale, ci rendiamo conto che la tempesta è solo la punta dell’iceberg, e le calamità, le difficoltà che incontrerà il gruppo di giovani sono solo all’inizio.

Lydia Millet, un po’ come fece il maestro William Golding con Il signore delle mosche racconta, in chiave moderna, una dimensione in cui sono i giovani a doversi far carico di pensare al futuro, affrontando il repentino cambiamento climatico. Attraverso l’allegoria – la storia dell’Arca di Noè, il Diluvio, gli angeli, il testo è pieno di riferimenti alle storie sacre della Bibbia – e al piccolo Jack il racconto vira sul piano dell’attivismo.

I colpi di scena, le ambientazioni, le parole e le scelte dei personaggi raccontano una storia che va al di là della cronaca, delle colpe e della caduta dell’uomo alla Natura, esplorando la drammaticità del veder finire il mondo vissuto fino a quel momento conosciuto.

Millet consente una riflessione ampia e stratificata sul domani che è già oggi e lo fa con profonda consapevolezza, rispetto e attenzione alla voce dei giovani i quali, se è vero che rappresentano il futuro, dagli adulti si aspettano quanto meno di poterlo creare, quel futuro. 

«Avevano avuto delle ambizioni? O semplicemente anche solo un po’ di rispetto per se stessi? Ci facevano vergognare. Erano un monito.»

Lydia Millet
I figli del diluvio
Traduttore: Gioia Guerzoni
Numero Pagine: 208
Prezzo: 18 €
Compra sul sito dell’editore 


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