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Il colore dell'odio | Alexi Zentner

Il colore dell'odio | Alexi Zentner

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Jessup ha 17 anni. Gioca a football. Se la cava bene, forse così riuscirà ad abbandonare la casa mobile nel sobborgo di New York in cui vive e andare all'università. Non potrebbe riuscirci per meriti scolastici ma è grosso e implacabile e questo potrebbe essere il suo lasciapassare per una nuova vita anche se il suo orgoglio brucia per non essere stato mai nominato capitano dal coach Diggins. 
Ma il coach è nero e lui è bianco, anzi, di più: il suo patrigno è stato dentro per aver picchiato a morte due neri, assieme a suo fratello, che probabilmente non uscirà di galera per molto tempo. Certo, non è colpa sua ma è un trascorso "e i trascorsi sono tutto in una cittadina delle dimensioni di Cortaca". 
Entrambi inoltre hanno tatuati sulla pelle i simboli del suprematismo bianco, inneggianti al Ku Klux Klan, alle SS, alla Santa Chiesa dell'America Bianca. Lui non ha tatuaggi e non ci va più da anni in quella chiesa, ma tutta la sua famiglia ne è fedele adepta: sua madre, il suo patrigno, pure sua sorella appena dodicenne. Anche il suo migliore amico, Wyatt, col quale è cresciuto, ne è un fervente sostenitore. Lui no, ma nemmeno ci si oppone: è in un limbo, perso in una scala di grigi. 
Frequenta da mesi la figlia del coach ma è un segreto, nessuno li sosterrebbe, convinti che dal mischiare le due comunità non ne possa uscire nulla di buono. 
L'unica è scappare da quella comunità dicotomica ma per farlo deve farsi notare dagli allenatori universitari che lo vedranno giocare e la concorrenza è tanta, non è il solo a voler staccare quel biglietto. 

Un avversario agguerrito è Kevin Corson: pelle scurissima, ricco, divisa firmata e personal trainer. Il negativo perfetto di Jessup, un nemico designato. Sono ormai ai playoff e bisogna dare tutto e Jessup non ci pensa due volte: all'azione decisiva gli si lancia contro come un treno in corsa e lo atterra in modo plateale. 
Sarà il suo trionfo e la sua fine.

Non c'è retorica in questo romanzo, non ci sono cliché o stereotipi: l'odio razziale fa paura perché sembra normale, addirittura buono, perché alleva nel suo grembo i suoi figli, li nutre, li accudisce e nel suo nome li fa crescere e cantarne le glorie.

Perché l'odio, come l'amore, si trasmette in famiglia, permea ogni aspetto della vita. E non è ammessa ignoranza, impossibile restare neutrali: o lo abbracci o lo combatti. Altrimenti ti schiaccia e ti isola da tutti, sia da chi ti considera un traditore, sia da chi ti considera un mercenario. E non c'è posto nella società per i lupi solitari.

È questo il passaggio fondamentale all'età adulta per Jessup: prendere posizione, schierarsi e accettare che questo comporti uno strappo dalle proprie radici, affrontandone le conseguenze.

Ne risulta un romanzo di formazione, crudo e disincantato, dalle sfumature crime, che rispecchia così dolorosamente le fratture di quella Salad Bowl che sono (stati) gli USA sotto Trump.

 

 

Titolo: Il colore dell'odio
Autore: Alexi Zentner
Edizioni: 66thand2nd
Collana: Attese37
Genere: Romanzo
Uscita: Settembre 2020

 

© Erika Casciello 

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