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Il diario di Victor Frankenstein | Bakemono Lab

Il diario di Victor Frankenstein | Bakemono Lab

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Quante volte vi è capitato di strillare “si può faaaaareee” stracolmi di entusiasmo quando avete capito come risolvere qualcosa che prima vi sembrava impossibile? A me spesso, di solito lo faccio quando individuo un bug in qualche applicativo e la sensazione è magnifica.

È proprio in quei momenti che mi chiedo come si sarà sentito Victor Frankenstein quando ha capito che la materia poteva davvero prendere vita? Cioè nel senso se io mi entusiasmo per un bug di sistema, pensa lui come si è sentito quando ha capito che poteva dare vita a un cumulo di pezzi di cadaveri cuciti tra loro!


Frankenstein
, il romanzo di Mary Shelley che ha lasciato il segno nella letteratura mondiale, quest’anno compie duecento anni. E non c’è modo migliore di rendergli omaggio di questo bellissimo libricino edito da Bakemono Lab.
Il diario di Victor Frankenstein” è un racconto, liberamente tratto dal celebre romanzo, scritto da Jessica Ravera, in una veste completamente nuova e particolare. Il libro è, infatti, double-face e in doppia lingua (italiano e inglese).
La particolarità sta nella scelta di narrare in formato diario. È stato un po’ come frugare fra le idee e i segreti del buon Victor, come se lui stesso mi avesse risposto in parte a quel mio chiedermi chissà come si sarà sentito.


La storia è quella che conosciamo un po’ tutti e racconta la vita del giovane Victor Frankenstein che, dopo la perdita della madre in tenera età, sviluppa una vera e propria ossessione basata sulla convinzione di poter dare la vita alla materia. E ce lo racconta, Victor, fino agli ultimi attimi mentre ci porta con lui tra i ghiacci ed esala l’ultimo respiro con la sua creatura fra le braccia.
Ad infiocchettare per bene il tutto, le splendide illustrazioni di Domenico Scalisi.
Lo stile “creepy cute” dell’autore catapulta il racconto in un’ottica burtoniana della storia. Dalla malinconia dei volti che mi ha fatto pensare alla “Morte malinconica del bambino ostrica” agli occhi incavati e un po’ a palla che tanto ricordano “La sposa cadavere”.
Dulcis in fundo i colori pastello ad esaltare il contrasto fra il lato oscuro e quello fiabesco e a rimarcare il perno centrale della vicenda: la dualità della vita e della morte (“Non c’è vita senza morte e non c’è morte senza vita”).


Una lettura davvero piacevole che nutre gli occhi e la mente, riportando alla vita quel mostro sacro che da duecento anni occupa un posto speciale nei nostri cuori come uno dei riferimenti principali della letteratura horror di tutto il globo terraqueo.

D’altronde tutto si può fare, no? Basta crederci.
Parola di Victor.

© Giulia Cristofori

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