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Uccidiamo lo zio | Rohan O’Grady

Uccidiamo lo zio | Rohan O’Grady

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Quando gli amanti di libri parlano di libri, tendono a sottolineare quelle che sono le storie che li compongono, i significati nascosti tra le parole scritte, le esperienze che regalano a chi è abbastanza recettivo da abbandonarsi tra le loro pagine senza riserve.

Bene, oggi io vorrei fare un passo indietro, e nel parlarvi di Uccidiamo lo zio di Rohan O’Grady, vorrei prima di tutto porre l’attenzione sull’oggetto libro e sulla casa editrice che l’ha pubblicato.
Sì, perché spesso quella che è un’edizione di tutto rispetto nel senso fisico del termine, tende a passare in secondo piano rispetto alla maggiore attenzione riservata, spesso a buon motivo, al suo contenuto.

Parliamo di un libro edito da WoM edizioni, casa editrice quasi neonata, un anno o poco più di vita, ma che nonostante questo vanta già un catalogo più che dignitoso, con un’attenzione particolare alla letteratura straniera e italiana dimenticata, fuori catalogo e inedita, ma soprattutto irriverente e dissacratoria, insomma, letteratura che morde e anche parecchio. Proprio come piace a noi di CrunchEd per intenderci.

Quello che vorrei sottolineare oggi è però anche l’estrema cura con cui è stato confezionato il libro che ho per le mani e, di conseguenza, tutti i titoli del catalogo di questa casa editrice: libri col buco, letteralmente, che permettono a chi li legge un punto di vista sulla realtà pressoché unico, spiato appunto dal foro in copertina, e che hanno una brossura a filo refe, libri cuciti per intenderci, praticamente dei pezzetti d’arte.

Uccidiamo lo zio è un libro che ha un retrogusto gotico vecchio stile (parliamo di un libro la cui prima edizione ha visto la luce nel 1963), una storia il cui mistero è presente prima ancora che la storia vera e propria inizi: l’autore infatti è in realtà una lei, June Skinner O’Grady, una scrittrice canadese che decide di adottare uno pseudonimo e raggiungerà poi il successo proprio con il suo terzo romanzo, Uccidiamo lo zio appunto.

Parliamo della storia.
Due ragazzini di una decina d’anni, Barnaby Gaunt e Christie MacNab vengono spediti su un’isola del Golfo per passarci l’estate ed è proprio il caso di dire che la loro fama li precede.
Infatti ancor prima che scendano dalla nave vengono presentati dall’autrice tramite i racconti dell’equipaggio della nave stessa, che parlano di tutte le marachelle e i guai combinati durante il viaggio.
I bambini aleggiano incorporei come una sorta di presenza negativa sulla storia, anzi, prima della storia, una cosa che ho adorato.

I ragazzini si detestano, se ne combinano a vicenda di tutti i colori, risvegliando dal torpore l’isola e gli isolani, non più abituati alla presenza di bambini che scorrazzano in giro e che si ritrovano, volenti o nolenti, nel mezzo di questa battaglia tra titani.

«Sì, ma perché Uccidiamo lo zio?» chiederete voi.
Perchè il piano di questi due piccoli demonietti è proprio questo: uccidere lo zio di Barnaby.
«Ma come? Non si odiavano?». Sì, è vero, ma come insegna la Capraia si può guarire tutto con un po’ d’amore e del buon cibo, e con il passare dei giorni Barnaby e Christie diventano amici al punto che il primo finisce per svelarle il suo più oscuro segreto, il vero motivo del suo comportamento sconsiderato: il suo tutore, lo zio Sylvester Murchison-Gaunt, vuole ucciderlo per accaparrarsi l’eredita che i genitori gli hanno lasciato.
Ecco che i due, decisa che l’unione fa la forza, cominceranno a tessere trame su trame di possibili piani volti a uccidere lo zio Sylvester perché, se come dice Christie il problema è che lo zio vuole uccidere Barnaby, allora c’è solo una possibile soluzione: che i ragazzini lo uccidano prima.

Mi fermo qui, a questa frase uscita tanto naturalmente dalle labbra di una bambina innocente (che a quanto pare non è poi così innocente).
Ho adorato questo libro, la leggerezza riservata tanto ai giochi dei bambini quanto alla premeditazione dell’omicido; la sconsideratezza di giocare con un puma (che seppur con un orecchio solo conserva la stessa identica ferocia); la sensazione di sconosciuto e inquietante che caratterizza lo zio Sylvester e mi ha fatto tornare alla figura del cattivo dei romanzi gotici classici ma più di tutti ho adorato lui, l’agente Coulter: la vera vittima di questa storia.


Autore: Rohan O’Grady pseudonimo di June Skinner O’Grady
Titolo: Uccidiamo lo zio
Editore: WoM
Collana: Neri
Anno di pubblicazione: Giugno 2021
Prezzo di copertina: 21,50 €
Pagine: 328
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