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Minirecensioni Libri | Marzo 2021

Minirecensioni Libri | Marzo 2021

Alice Urciuolo - Adorazione (66thand2nd) 
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 “Possibile che non ci fossero sfumature, che esistessero solo la sopraffazione e la violenza (...) o la protezione oltre ogni soglia ragionevole, protezione che alla fine era un’altra forma di sopraffazione (...)? Lei non voleva nessuna delle due cose”.
Alice Urciolo scrive il suo romanzo d’esordio facendo già parte della stanza sceneggiatorə di Skam Italia, e in un contesto culturale che ancora oggi declassa la serialità audiovisiva, mi preme dire che questa è ottima letteratura in virtù del fatto che l’autrice ha contribuito a scrivere una serie di qualità come Skam Italia, non “nonostante”.
Nella provincia dell’Agro Pontino, ancora preda di nostalgie fasciste, un gruppo di adolescenti residente nel classico piccolo centro, dove ogni famiglia si conosce e si frequenta, fronteggia le macerie lasciate dal femminicidio di Elena, migliore amica di Vanessa, la ragazza più popolare di Pontinia che è anche cugina di Vera, a sua volta spavalda migliore amica dell’insicura Diana, innamorata di Giorgio, fratello di Vera, che però amava Elena, che non lo saprà mai perché è stata strangolata. Vi gira la testa? Gira di più durante le scuole superiori, quando non sai come lasciare il tuo fidanzatino storico che chiunque si aspetta finirai per sposare.
Gira mentre diventi padrona, a tentoni, del corpo che hai sempre nascosto e disprezzato. Gira mentre il senso di abbandono e la rabbia attanagliano, e ti innamori della persona sbagliata. Gira mentre ignori la mancanza di consenso durante un rapporto sessuale, e non ti credi più così diverso da chi ha ucciso Elena. È complicato parlare di un libro che avresti voluto non finisse mai. Un romanzo dalla struttura solida, che racconta momenti fragili.
Ogni adolescenza ha la sua epica, la sua lenta e indimenticabile estate in cui tutto si trasforma. Come dicevano i TARM: “Ogni adolescenza coincide con la guerra, che sia falsa, che sia vera”. 


Teresa Ciabatti - Sembrava bellezza (Mondadori)
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Una rincorsa accanita del passato. Nascondersi ed esibirsi contemporaneamente è possibile? Vergognarsi, cambiare idea e mostrarsi (anzi darsi in pasto!), mentire, indietreggiare di nuovo e ostinarsi nella ruminazione della giovinezza. È disturbante e brucia come un graffio la scrittura di Teresa Ciabatti.
Mi cattura e mi mette a disagio, perché è così facile dire “quella stronza”. La stronza travestita da vittima poi è il classico colpo di scena che rassicura, la stronza non è chi pensavate voi ma c’è, non temete che la stronza c’è. Sbranatela.
In realtà la storia raccontata da Ciabatti è molto meglio perché di stronze che passano per vittime e viceversa ce ne sono tante e le carte vengono rimescolate così spesso che schierarsi secondo il tipico binarismo di bene contro male è impensabile. Disgrazie ed egoismo non risparmiano nessun personaggio. Ci sono corpi detestati secondo i parametri più comuni, ferocia nella cura e raccapriccio di fronte alla diversità. La convinzione universale di aver patito, la mitomania che convince ad avere diritto ad una rivincita.
Come è nel suo stile Ciabatti gioca magistralmente con l’autofiction, e noi vorremmo tanto sapere cosa sia successo veramente e cosa no. Ci sono tre donne che sono state adolescenti insieme, senza sentirsi sufficientemente protagoniste (nemmeno la più bella), che si ritroveranno durante la cosiddetta mezza età e ognuna di loro, in maniera diversa, rimarrà per sempre una ragazzina delusa, la distopia di una principessa.
“Siamo state un fraintendimento di noi stesse, abbiamo confuso identità con desideri. Dateci una bomba, facciamo una strage”. 
 


Haruki Murakami - Prima persona singolare (Einaudi)
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Questo Murakami a cui è venuta voglia di raccontarsi - in prima persona singolare - mi ha lasciato sensazioni ambivalenti, e non perché non sia riuscito anche questa volta a tenermi incollata alle sue pagine. Semplicemente mi è stato un po’ antipatico. In questi racconti autobiografici che ripercorrono la sua vita, la passione per la musica classica, la musica jazz e i suoi paternalistici rapporti con le donne (è qui che mi è stato un po’ antipatico) forse quello che ho preferito e in cui ho ritrovato il Murakami a cui sono più affezionata è “Antologia poetica per gli Yakult Swallows”.
I motivi per cui si sceglie di tifare una squadra (di baseball in questo caso), sopratutto quando non si tratta della squadra “ereditata” dalla famiglia, sono sempre interessanti e rivelatori, e immaginare un giovane Murakami sdraiato allo stadio mentre sorseggia birra e compone poesie per la sua squadra del cuore, di cui una specificatamente dedicata ai sederi degli esterni, è sicuramente interessante, almeno per me. Senza contare che questa antologia fu proposta a varie case editrici, senza successo, ma Murakami non demorse e auto pubblicò cinquecento copie che a quanto pare oggi valgono una fortuna. Non stento a crederlo, la sua narrativa è diventata una sorta di mitologia da cui si potrebbe creare un parco divertimenti a tema, per cui ammetto che pagherei sicuramente il biglietto d’ingresso, ancora oggi.
Perché quella mitologia narrativa, che racconta come la rassicurante realtà quotidiana sia solo l’involucro di un mondo più vasto e contraddittorio, mi ha fatto sentire ascoltata. Da quando avevo sedici anni. 


Victoria Mas - Il ballo delle pazze (edizioni e/o) 
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Scrivendo un romanzo semplice e a tratti prevedibile Victoria Mas racconta come la patologia mentale si accompagna da sempre a fascinazione e repulsione, specialmente se la malattia mentale si declina al femminile, condizione “altra” per eccellenza. “Le pazze” devono essere isolate e contenute, ma chi non vorrebbe dare un’occhiata alla follia, a distanza di sicurezza e magari durante un ballo? La Salpêtrière è forse la prigione-manicomio più famosa della storia, dal ‘600 vi furono rinchiuse tutte le donne più povere e incontrollabili di Parigi, e quando durante la rivoluzione francese il popolo la prese d’assalto le donne rinchiuse non trovarono la libertà, bensì stupri e uccisioni per le strade, in quello che passò alla storia come il massacro di Settembre. Alla fine dell’800 la Salpêtrière è un istituto dove la violenza delle catene ha preso le forme più accettabili di scienza e razionalità, e ogni donna rinnegata può essere rinchiusa nel regno incontrastato del dottor Charcot, mentore di Freud specializzato in quella che all’epoca veniva chiamata isteria. Donne inaccettabili e traumatizzate come Louise, orfana violentata dallo zio, e Therese, ex prostituta sfruttata e ingannata dal suo protettore, vengono ipnotizzate durante dimostrazioni pubbliche. In questo contesto ha luogo la vicenda romanzata da Mas, quando Geneviève, l’infermiera più rispettata e temuta della struttura, trova sulla sua strada Eugénie, giovane borghese internata dopo che la famiglia scopre la sua capacità di comunicare con ə mortə e la sua adesione alla corrente spiritista. Alla vigilia del consueto ballo annuale, in cui alle internate viene data la possibilità di sbriciare quel mondo esterno da cui sono state tradite e brutalizzate, e di cui molte non hanno alcun rimpianto, la vita di Geneviève cambierà per sempre.  


Carolina Capria - Nel mondo di piccole donne - 15 parole per diventare grandi (DeAgostini)
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My inner child trova di sovente rifugio e ispirazione nelle letture pensate per le persone più giovani, e custodisce gelosamente il ricordo di Piccole Donne.
Questo lavoro di Carolina Capria - con le illustrazioni di Elisa Macellari - dedicato alla comprensione dei personaggi principali dell’iconico classico di Louisa May Alcott non poteva che fare per me. La verità è che da piccola avevo un rapporto complicato con Jo, che ammiravo ma ritenevo troppo dura e severa, identificandomi in Beth e nella sua chiusura al mondo esterno, o preferendo Amy l’orgogliosa smorfiosa, che di Jo erano rispettivamente favorita e nemica. Tornando in contatto con i ricordi della fragile formazione della mia personalità mentre leggevo (e rileggevo) la storia della famiglia March ho provato commozione e gratitudine, pensando a quanto ancora oggi siano illuminanti ed indispensabili le mie piccole donne, spesso giudicate antiche e sorpassate. Fandonie.
Nell’800 Alcott ribaltava con un paio di secoli d’anticipo il paradigma ancora tristemente attuale di “one of the boys”, la ragazza “diversa dalle altre” che per vivere interessanti avventure e trovare la propria identità viene accolta e approvata da un gruppo di ragazzi, conformata al club esclusivo del genere dominante. In Piccole Donne abbiamo Laurie che è al contrario “one of the girls”, ragazzo triste ed isolato che non trova affatto degradante desiderare l’amicizia di quel gruppo di piccole donne, e perché mai dovrebbe? Sono in gamba, e da loro imparerà a riconoscere i propri privilegi, ad esercitare empatia e generosità, e a divertirsi come mai aveva fatto prima.
Come me, che ancora oggi pensando a Meg Jo Beth ed Amy mi emoziono, perché è davvero magnifico essere stata una piccola donna.  


Michela Murgia - Stai Zitta - e altre nove frasi che non vogliamo sentire più (Einaudi) 
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Rispecchiarsi nei tanti esempi riportati da Michela Murgia nel libro - illustrato da Anarkikka - che ha scritto per spiegare i troppi modi per zittire le donne, purtroppo, è molto facile.

È capitato a tutte, e in qualunque ambito, di sentirsi dare della maestrina o della gallina, o di essere sminuite attraverso finti attestati di stima utili a rendere un poco più confortevole la condizione di subalternità o eccezione. Perché agli uomini piace molto complimentare le eccezioni, alla “prima donna” ad aver fatto una cosa “da uomo” gli piace dire “brava!”, prima di tutto perché ci tengono molto ad avere potere di approvazione e disapprovazione, in secondo luogo perché l’eccezionalità fa sì che una condizione realmente paritaria non diventi mai la regola.
Questo secondo me è un libro sopratutto per gli uomini, ma non quelli che del sessismo ne fanno una bandiera o un programma di partito. No, è un libro per quegli uomini che pensano di essere diversi, che a casa “danno una mano” come fosse una grazia concessa e che rimangono genuinamente stupiti e indignati di fronte ad un’accusa di mansplaining, spaesati se viene fatto loro notare che non invitano donne agli eventi, che le donne a malapena le pubblicano e tantomeno le leggono perché sotto sotto pensano ancora esista una “letteratura femminile” come categoria a parte, che non li riguarda. Quelli che hanno dato un sacco di benevole pacche sulle spalle e complimentato un sacco di tailleur, come sei elegante cara, e come puoi confondermi con un becero maschilista, io non sono così.
Eppure “stai zitta” è solo la punta del gigantesco iceberg composto da tutte le parole e i modi di dire su cui si regge la silenziazione delle donne. È tempo di rendersi conto del peso che ha il linguaggio nelle discriminazioni. 


Porpora Marcasciano - Tra le rose e le viole - la storia e le storie di transessuali e travestiti (edizioni Alegre) 
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Rivendicare il diritto di essere fuori dalla norma. Provate a dirlo alla fine degli anni cinquanta, l’arco temporale da cui parte l’indagine di Porpora Marcasciano attraverso una serie di interviste a donne transgender, non binary e drag queen, dal dopoguerra fino ai più recenti anni duemila, quando il libro vide la prima edizione.
Nel frattempo il linguaggio è cambiato, gli studi di genere hanno cominciato ad attecchire e la transizione ormonale e/o chirurgica è diventala legale e medicalmente assistita anche in Italia, per la precisione dal 1982.
Penso che per cercare di comprendere e supportare la realtà trans+ italiana la lettura di questo testo sia utilissima. Non solo per sapere come fosse vivere perennemente ostacolate dalle convenzioni sociali e perseguitate dalle forze dell’ordine - fogli di via arresti e coprifuoco - prima che arrivassero i diritti (non ancora sufficienti) garantiti dalla legge, no non è pornografia del dolore la storia delle trans italiane, c’è stata anche una rete di solidarietà sapienza e supporto tessuta da coloro che sono state protagoniste dirette della propria storia, perché se non fossero state loro a occuparsi le une delle altre non ci sarebbe stato nessuno stato a farlo. Dai consigli su look e make-up alle prime pionieristiche assunzioni di ormoni, le anziane consigliavano le più giovani e ogni cosa si imparava sul campo, senza sapere come e se avrebbe funzionato. Arrivando ad oggi, quando la patologizzazione che si accompagna al termine “trans” è ancora pervicace nelle narrazioni e l’autodeterminazione sulla propria identità di genere terreno di sciacallaggio politico.
Porpora Marcasciano, sociologa e donna trans, tramite le testimonianze di Roberta Gianna Erica Sofia e tutte le altre, racconta la nascita di un movimento. Favoloso. 


Miriam Toews - Swing Low (Marcos Y Marcos) 
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“Mi piace immaginare che nel mio cervello il maestro sia uscito dall’aula e i miei neuroni si siano tutti alzati dai banchi e stiano facendo confusione. Farò il mio ingresso, chiederò a tutti di tornare al posto e loro miracolosamente lo faranno”.

Amo l’ironia lieve di Miriam Toews, come un tuffo nel lago mentre la casa va in fiamme perché tanto non c’è niente da fare.
Chi conosce l’autrice conoscerà anche la sua particolare vicenda familiare, come quella di suo papà Mel a cui è dedicato questo romanzo scritto nel 2000, dopo il suo suicidio. Un inno alla gioia e al terrore di vivere di questo padre impegnato e imbranato, braccato dalle tenebre, l’insegnante più innovativo e benvoluto di una piccola comunità mennonita, che conosciamo attraverso la penna della figlia minore Miriam, partendo dall’infanzia dolorosa e trascurata arrivando alla diagnosi di psicosi maniaco depressiva (oggi disturbo bipolare) da giovane adulto. Mel matura il desiderio di andare avanti, sposare Elvira che ricambia il suo amore, fare il mestiere che adora, costruire una famiglia (“volevo creare una casa felice, ma quello che veramente volevo era il ricordo di una casa felice”), mentre sprofonda e arranca tra la mania e la depressione, tra ricoveri e giardinaggio. Nonostante le difficoltà Mel va contro ogni pronostico medico, ma non è la storia di una vittoria contro il disturbo mentale la sua, anzi è proprio la storia di un disturbo mentale che cresce e prolifera, senza tuttavia descrivere interamente la persona che affligge.
È una parte di essa, un contesto, coma la rigida comunità religiosa in cui Mel è cresciuto e da cui le figlie adulte si sono allontanate, spassandolo. Dietro all’urgente dolcezza nel raccontare l’ultimo ricovero e la vita di quest’uomo fragile e determinato, Toews sembra volerci dire semplicemente che il suo papà era tante cose, che noi tuttə siamo tante cose, mai una soltanto. E di non dimenticarcelo mai. 

 

© Giulia Gazzo

 


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