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Quanto ci manchi, Lucio?

Quanto ci manchi, Lucio?

Ma davvero ci manca così tanto Lucio Battisti?

Ad essere onesti, quelli della mia generazione hanno sempre snobbato un po’ la figura del Lucio nazionale; guardando indietro, alla fine degli anni 60, in una Italia svegliata dal movimento del ’68, in un momento storico cruciale per la musica, che vedeva la fine dei Beatles e la nascita dei Led Zeppelin, la figura di Battisti non ci è mai sembrata così fondamentale.

Le sue canzoni non ci apparivano così diverse da quelle che popolavano la hit parade italiana.
Ma come sempre il tempo è galantuomo. E a posteriori ti accorgi che Lucio Battisti, nato nella tipica provincia italiana (Rieti, ndr) da semplice autodidatta della chitarra è riuscito a diventare un vero e proprio totem della musica nostrana.

La sua grandezza va ben oltre i suoi successi commerciali, confezionati in coppia con Mogol (il primo e forse l’unico ad intravedere il suo potenziale), per quello che probabilmente è il sodalizio artistico più fortunato e riuscito della storia.
La grandezza di Lucio sta in quelle perle che ha disseminato nel suo lavoro di autore, sta nel genio che aveva nell’arrangiamento dei pezzi, dimostrandosi avanti anni luce, facendo davvero scuola.

Allora Lucio ci manchi tanto, anzi tantissimo.

E te lo dice uno cresciuto a pane e Nirvana, innamorato del punk, che però la prima volta che ha preso in mano una chitarra ha provato a suonare le tue canzoni.
Adesso la domanda è un'altra; non quanto ci manchi, ma da Quando ci manchi.
Sì perché una volta sciolto il sodalizio “BattistiMogol”, nel 1980, sei letteralmente scomparso dalle scene, portando a compimento la tua idea (oggi vera e propria utopia) di vivere come artista grazie alla propria arte e non grazie alla propria immagine.

Ci hai regalato una cinquantina di pezzi (52 per l’esattezza), molti in collaborazione con il paroliere Pasquale Panella, piccoli gioielli che nascondono veri capolavori come “La bellezza riunita”, quasi sconosciuti ai più perché lontani dalle logiche commerciali, dalla vetta delle classifiche che era oramai casa tua, e non adatti al grande pubblico.

Ma il tempo sarà galantuomo ancora una volta, e ci mancherai ancora di più Lucio.

Io intanto continuo a chiedere mia madre chi preferisce tra Battisti, e uno qualsiasi dei suoi cantanti preferiti. La risposta è sempre la stessa; Lucio è Lucio. 
La mamma è sempre la mamma, e questa mi sembra la risposta più giusta di tutte, che spiega tutto in tre parole:

Lucio è Lucio.

© Luca Cameli

 

 

 

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