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Two pathetic souls - Ku.dA

Two pathetic souls - Ku.dA

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Two pathetic souls – il nuovo album dei Ku.dA
La malinconia e il dolore dei testi rifioriscono in un turbine di arrangiamenti dal sapore etno-pop, con tanto di elettronica. 

di Chiara Bianchi

Chris (Peda) Castelletti e Luca (Kusch) Pasquino sono i Ku.dA, all’attivo dal 2013, approdano su importanti palchi anche oltralpe. Il loro primo album Kundalesimo risale al 2017 sotto l’etichetta Ma.Ra.Cash Records che li accompagna anche in questo secondo lavoro Two pathetic souls.

L’uscita è stata anticipata da ben cinque singoli, nell’arco di un anno a questa parte, su un totale di nove brani. In ordine hanno preso il volo Toshta; Warlock; Diopside; Plastic Chains e Peach

Dal loro precedente album, è evidente una certa maturità artistica sia negli arrangiamenti che nelle scelte sonore. 

Fin dal primo brano è chiaro l’intento della band. Siamo nei campi della world music, nella sua accezione più completa; l’ispirazione tratta da grandi nomi come Peter Gabriel, Talking Heads fino ai più recenti Foals

I Ku.dA si muovono nell’universo delle loro conoscenze musicali, assorbono  vibrazioni, le amalgamano componendo un album godibile, frutto della sapiente introduzione di campionature, schitarrate  quanto basta, avvolgenti linee sonore e un cantato moderatamente alterato, armonioso e suadente, che segue il flusso malinconico dei testi – raccontando di amori violenti, prostituzione e comportamenti devianti, al solo scopo di soffermarsi sulla perdita di controllo umana –  e della valida mistura musicale. 

In attesa di rivederli presto sul palco, ascoltateli su tutte le piattaforme digitali. 

«Two Pathetic Souls è uno specchio crudelmente sincero che riflette una parte di noi stessi tenuta nell’oscurità; è un vaso di Pandora, ma anche uno scrigno di desideri repressi e frustrazioni. Abbiamo scelto il termine “patetiche” non solo nell’accezione più popolare, ma anche nel suo significato più antico: si riferisce a “episodi soffusi di malinconia e a comportamenti pieni di sentimentalismo, a un dolore inconsolabile.”

 

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