Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

L'uso del sito costituisce accettazione implicità dell'uso dei cookies. Per revocare il consenso è sufficiente cancellare i cookies di dominio dal browser.

Approvo

La NON-classifica 2020

La NON-classifica 2020

Ecco che succede quando ho molto tempo a disposizione.

In un anno che non facciamo fatica a definire, quantomeno, particolare, quello che non è mancato (grazie a Dio!!!) è una vagonata di musica nuova. Anche quest'anno le uscite discografiche si sono succedute a ritmo serrato, ma di fare una sorta di classifica non ne avevo proprio voglia, anche perché è una cosa che non ho mai amato.

Quest'anno, grazie al molto tempo a disposizione, ho ascoltato le cose più disparate, roba che se dovessi fare una playlist verrebbe fuori un minestrone, apparentemente, senza senso.

Cominciamo dal Pop, giusto per mettere un po' di ordine.

Non fosse stato già abbastanza cattivo, questo 2020 ci lascia in dote anche il nuovo album di Fiona Apple; per carità Fetch the Bolt Cutters sarebbe anche un bel disco, fatto bene, ma come sempre non ti lascia niente. Muore su se stesso.

Diverso il discorso per Evermore di Taylor Swift. Non è un album che passerà alla storia, sia chiaro, ed ammetto di essermi avvicinato ingolosito dalle collaborazioni con Bon Iver, The National ed HAIM (tra l'altro tutte riuscitissime), ma è sicuramente più godibile e piacevole da ascoltare e riascoltare. Dicevamo delle HAIM; se cercate un disco pop, bello, fatto bene, che non stanca, Women in Music Pt III è quello che fa al caso vostro.

Quando pensavo di tornare sui miei passi, sono stato folgorato: Future Nostalgia di Dua Lipa si è impossessato di me, e mi ha fatto ballare mentre facevo le pulizie, in pieno lockdown. Può piacere, oppure no, potrà essere superficiale, povero di contenuti, ma, al netto delle chiacchiere, onestamente è un album, nel suo genere perfetto.

Placate le smanie danzereccie sono stato folgorato da After Hours di The Weeknd, uno degli album più belli di quest'anno (e non solo), un album semplicemente bellissimo, se dite il contrario siete brutte persone. Un album talmente bello da farmi sfigurare 3.15.20 di Childish Gambino, che ha fatto un disco molto bello, ma un po' cervellotico (la tracklist era già un indizio).

Spostandomi su un terreno a me più congeniale, mi sono fiondato su Notes On a Conditional Form de 1975, un disco bello pieno, con tante tracce(cosa inusuale di questi tempi), ma l' entusiasmo è scemato subito. Entusiasmo che non è mai decollato per Chip Chrome & The Mono-Tones, ultimo lavoro dei The Neighbourhood, che mi ha francamente annoiato. Giuro che mi sono anche impegnato...ma niente da fare.

Per fortuna a tirarmi su il morale sono arrivati i Biffy Clyro con A Celebration of Ending, un album graffiante, energico ma anche melodico in certi episodi. 

A farmi tornare definitivamente il sorriso ci hanno pensato i Killers con Imploding the Mirage, che non sarà il loro miglior lavoro, ma il mio amore per questa band non mi farà mai essere obbiettivo. Comunque un bel passo avanti rispetto al lavoro precedente.

Preso dalle goodvibes, mi sono lanciato all' avventura, ed ho affrontato senza paura Tickets To My Downfall di Machine Gun Kelly, e Weird! di Yungblud, due album che prendono davvero bene; certo c'è più apparenza che sostanza, ma secondo me non sono niente male. E fra i due preferisco il primo, probabilmente perché la chitarra elettrica rosa è sempre stata un mio sogno fetish.

Rimanendo in tema leggerezza mi è piaciuto Fantasy di Whetan, che con un disco fatto di collaborazioni confeziona un bel mix elettro-pop, niente di trascendentale, ma certi pezzi hanno un sound davvero cazzuto (passatemi il temine) e da uno con quella faccetta slavata non te lo aspetteresti.

Altro disco scacciapensieri è Healer di Grouplove, che è perfetto se vi girano le scatole; questo quintetto, un po' fuori di testa, ha fatto decisamente centro.

In mezzo a tutta questa roba non poteva mancare una puntata nell'hip hop. Il genere è più in salute che mai, e le rivolte del movimento Black Lives Matter gli hanno ridato quella spinta sociale che un po' mancava, e stuzzicato da un feat con Zac De La Rocha, sono andato ad ascoltare RTJ4 di  Run The Jewels. Ve lo riassumo in due parole: bomba assoluta!!!

Anche tutto quello in cui ha messo lo zampino The Alchemist mi è piaciuto un sacco, ma al primo posto metto The Prince of Tea in China con Boldy James. Rimanendo in questo mondo, udite udite, il nuovo di Busta Rhymes, Extinction Level Event 2: The Wrath of God, è un gran disco, fidatevi.

Dopo essermi calmato con l'ep di Nilufer Yanya, che poteva anche farmi un album intero, me lo meritavo ad essere onesti, sono stato rapito da Cenizas di Nicolas Jaar. Dovessi spiegare a qualcuno perché continuo ad ascoltare questo disco, non saprei che dire. Ma tanto è.

Avrei molto da dire invece su Suddenly di Caribou, un album davvero di classe, molto introverso per certi versi, che però ha degli episodi anche molto energici, che creano un equilibrio molto bello.

Preso dalla nostalgia di una serata in un club, sono stato rapito da Róisín Machine di  Róisín Murphy. L'ex Moloko ha sfornato un album molto bello, pubblicato anche in versione extended, proprio pensando al mondo clubbin...sarà per la prossima volta

Ma il bisogno di energia, cioè chitarre come se piovesse, mi ha sopraffatto, e preso dall'entusiasmo mi sono fiondato sull'ultimo album dei DC Fountain, ma la spinta di questo ritorno indie anni '90 è durato poco.

In soccorso mi sono arrivati prima Marilyn Manson, che con WE ARE CHAOS fa centro alla grande, e poi, soprattutto, Thurston Moore con By The Fire. Devo ammettere che non ero proprio convinto, perché mi sembrava il solito album di Moore, ed in effetti lo è. Però anche se fa sempre le stesse cose, come le fa lui non le fa nessuno. Punto.

Il 2020 è stato anche l'anno dei ritorni di grandi “vecchi” della scena rock; e quando mi ero oramai convinto che Bruce Springsteen, con Letter for you, avesse vinto la sfida, straziandomi l'anima, contro Bob Dylan e Neil Young, è arrivato Paul McCartney che con il suo McCartney III ha sbaragliato la compagnia. Ci tengo a sottolineare che questi allegri signori fanno ancora le scarpe a gran parte della concorrenza, anche quando potrebbero essere i nonni di molti artisti odierni.

Ma dalle nostre parti non è successo niente, direte voi.

E invece vi sbagliate di grosso. 

Anche se sembra lontanissimo, il buon Brunori Sas con Cip! ha sfoderato un altro colpo da maestro, confermando che in quelle zone, non c'è partita. Molto bello anche l'ultimo album di Paolo Benvegnù; Dell'Odio dell'Innocenza non è il suo lavoro migliore, ma lo conferma maestro di stile. 

C'è stato il ritorno di GodBlessComputer, che dopo tre anni di attesa, ci delizia con The Island, uno dei miei dischi preferiti in assoluto.

Presto di Generic Animal, ha confermato le attese, personalmente abbastanza alte, ma manca ancora qualcosa, non riesco a spiegarmi meglio. 

Spettacolare IMPLACABILE di Auroro Borealo, un disco, semplicemente punk, e già questo dovrebbe bastare. Ascoltatelo, se poi non lo amate, avete dei problemi.

Come non si può non amare Giorgio Canali, che con Venti si fa volere bene ancora una volta; qui di punk c'è l'anima, e per me vincerà sempre, anche quando è distruttivo come László.

Non ci ha fatto mancare il suo sostegno il Circo Zen, che con L'Ultima Casa Accogliente ci fa un bel regalo, nel momento del bisogno. Gli ingredienti sono sempre quelli, ma chissà come mai, ogni loro album è più bello del precedente. Dio benedica gli Zen Circus.

Il ventiventi è stato anche un anno di bellissime sorprese.

Bello, intimo, denso, Sopravvivere agli Amanti del duo John Qualcosa (ospiti della nostra rubrica “Bites of Music”), un album folk ma sorprendente.

Notevole anche l'esordio di Rares (anche lui nostro ospite a “Bites of Music”); Curriculum Vitae è un lavoro acerbo, ma ricco di spunti, e mette in mostra tutto il talento di un artista poliedrico.

Fuori classifica però ci sono Giulio Corsi, che con la sua musica dipinge mondi fantastici, e ti fa letteralmente innamorare, ed Emma Nolde che con Toccaterra ha davvero sbancato; a pensare che questo è l'esordio di una ragazza di 19 anni, si resta a bocca aperta.

Anche se potrei continuare, mi fermo qui.

Se avete avuto la pazienza di arrivare fino a questo punto, avete vinto il diritto di mollare uno sganassone a tutti quelli che si lamentano che non c'è mai musica da ascoltare. Basta essere curiosi, e si trova un sacco di bella roba.

Buon anno gente.

© Luca Cameli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

 

 

BLOG COMMENTS POWERED BY DISQUS