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Le Serie Col Botto del 2017

Le Serie Col Botto del 2017

C’è questa cosa che devi vedere le serie tutti i giorni perché ce ne sono troppe e poi rimani indietro e ti fagocitano e. E niente si passa la vita episodio dopo episodio e nemmeno ti accorgi che è Capodanno.

“Che fai a capodanno?”
- "Mah mi mancano 7 episodi di Manhunt, 45 di Bojack Horseman, 4 di Atypical e ho iniziato anche Black Mirror…"

Ed ecco che siamo qui pronti a stilarvi una piccola lista per il 2018, se già non ve le siete divorate tutte — come sarebbe giusto che fosse, ma mi rendo conto che è difficile cari amici, tenere il ritmo è troppo difficile!

The Handmaid’s tale+++++

Probabilmente è la serie dell’anno. La più premiata, la più acclamata, la più stremante. Stremante dal punto di vista di una donna, questa serie è davvero dolorosa quanto bellissima. Dalla fotografia all’uso dei rossi e dei verdi, dal cast capitanato dalla sempre pazzescamente incredibile Elisabeth Moss, seguita a ruota da Alexis Bledel — sì, hanno tirato fuori Rory Gilmore dal suo corpo e noi siamo tutti felicissimi di aver scoperto che c’è tanto altro — e dalla bellissima Yvonne Strahovsky ma anche Joseph Fiennes che ci ricorda che oltre a “Shakespeare in Love” c’è di più. La serie è tratta dall’omonimo romanzo del 1985 scritto dalla femminista Margaret Atwood. Ambientata in un futuro distopico messo in ginocchio dall’infertilità, il regime totalitario insediatosi impedisce alle donne di leggere e lavorare e quelle rimaste fertili vengono assegnate alle famiglie elitarie come loro “ancelle”. Le Ancelle hanno come compito quello di procreare, subendo regolari stupri dal loro padrone. È una serie difficile da seguire perché non serve essere particolarmente sensibili per provare un senso di nausea e sentirsi oppressi davanti a questa visione, ma i vostri sforzi verranno ripagati. Resistete e arrivate alla fine!

Genius+++++

National Geographic Channel non è esattamente la prima rete che potrebbe venirvi in mente nel pensare a serie tv di qualità. Eppure il 2017 c'ha dato modo di ricrederci. Genius è una produzione antologica: ogni stagione è dedicata ad un personaggio, per l'appunto, geniale che ha contribuito in maniera preponderante alle sorti dell'umanità. Albert Einstein è stato il primo protagonista che vediamo ritratto sia negli anni della sua formazione da Johnny Flynn ("Lovesick") che in quelli della sua maturità come uomo e scienziato da Geoffrey Rush. Se credete che sia una noiosa docu-serie, non potete essere più in errore: con lo scorrere degli episodi, veniamo sì, a conoscenza delle sue intuizioni scientifiche, ma queste sono contestualizzate e messe in prospettiva all'interno delle sue vicissitudini private, dei suoi molteplici amori e dolori. La scienza abbraccia il drama in un ciclo di episodi — ad effetto ciliegia, vorrete subito la successiva. La serie porta con sè la firma di Ron Howard che è generalmente garanzia di ottimo prodotto e posso scommettere che non vi deluderà. Rinnovata per una seconda stagione, Genius, vedrà come secondo protagonista Pablo Picasso.

Alias Grace+++++

Altra serie tratta da un romanzo di Margaret Atwood, ma totalmente diversa da The Handmaid’s Tale. È meno bella ma devo dire che è ampiamente affascinante. La serie è in realtà una miniserie, ispirata a fatti realmente accaduti in Canada a metà dell’1800, che racconta degli omicidi di Thomas Kinnear e della sua governante per i quali furono accusati Grace Marks che lavorava come seconda governante nella casa e lo stalliere McDermott. Grace, interpretata da una bravissima Sarah Gadon, ricostruisce e racconta al dottor Jordan, psicologo incaricato di scoprire la realtà dei fatti e di strappare una confessione, tutta la sua vita e i fatti riguardanti gli omicidi conditi da una presunta o finta amnesia. La serie è indubbiamente lenta, ma quel lento che non annoia e ti tiene incollato alla ricerca di dettagli importanti per capire se effettivamente Grace è colpevole o meno. Insomma, meno solida e con un finale decisamente debole, ma meritevole di una discreta attenzione.

The Night Manager+++++

Andata in onda a settembre su RaiTre, The Night Manager, tratta dall'omonimo romanzo di John Le Carrè, racconta la storia di un concierge con un passato nell'esercito che con l'aiuto di una task force dei servizi segreti britannici riesce ad infiltrarsi all'interno di una potente cosca di criminali, intenta all'illecita vendita di armi da guerra sotto le mentite spoglie di un'organizzazione di beneficenza. I protagonisti sono d'eccezione: Tom Hiddleston interpreta il solitario e schivo portiere d'albergo, Hugh Laurie, ("House") che in questa serie veste i panni del cattivo ed Olivia Colman ("Broadchurch", "Fleabag", "The Crown") che è nel ruolo del contatto dei servizi segreti. Non che avessi dubbi sulla capacità di Laurie di interpretare un antagonista, ma vederlo nei panni di una persona tanto priva di scrupoli e malvagia è un'autentica delizia per gli occhi. Se amate i thriller, questa serie, vincitrice di Golden Globe e altri premi, è una chicca che vi farà piacere d'aver scoperto. In ritardo, sì, ma meglio tardi che mai.

Liar+++++

Un invito a cena. Due si conoscono ed hanno una meravigliosa serata. Risate, vino e una romantica passeggiata. Lei invita lui ad entrare in attesa del taxi e poi il buio. Il mattino successivo Laura Nielson urla allo stupro, mentre Andrew Earlham nega con forza l'accusa. D'altronde non ci sono prove che possano corroborare che un atto così orrendo sia accaduto. Chi dei due sta mentendo? Una serie in cinque puntate in cui Joanne Froggatt ("Downton Abbey") e Ioan Gruffudd ("Forever") vi terranno col fiato sospeso a domandarvi quale sia la verità. Un thriller nel quale poco a poco, come in una partita di poker giocata da esperti, le carte saranno rivelate e la verità emergerà in tutta la sua brutale potenza fino alla scena finale che chiama i fan della serie a seguire la seconda stagione nel 2019.

Dark+++++

Ah ah. I crucchi! Ci mancava una serie tedesca in effetti e la considerazione alla fine della visione è stata: oddio ci mancava solo che pure i tedeschi fossero in grado di fare cose pazzesche — insieme ai francesi, “Les Revenants” non ti possiamo dimenticare mai. I miei sentimenti sono contrastanti però quando si parla di salti temporali. Ho paura. Ho paura di avere un nuovo prodotto a là Lost davanti al naso e la paura che a un certo punto gli sceneggiatori si perdano tra un’epoca e l’altra e aprano mille interrogativi senza dare tutte le risposte perché non le sanno nemmeno loro. Ma chissenefrega dai, Dark è una figata! In primis spendo due parole sull’opening perché è un CA-PO-LA-VO-RO. Se non riuscivate a skippare l’opening di Stranger Things (giustamente) con questo sarà ancora più impossibile. Il pezzo che lo accompagna si chiama “Goodbye” di Apparat ft. Soap&Skin ed è la canzone più ipnotica dell’anno e no, non riesci proprio a skipparla la intro. Ma veniamo al dunque. Siamo nel 2019 nella cittadina di Winden e scompaiono due ragazzini in circostanze misteriosissime. Il trip comincia quando l’agente Ulrich (papà di uno dei ragazzini scomparsi) si rende conto che le dinamiche della scomparsa siano le stesse avvenute 33 anni prima quando scomparve suo fratello allo stesso modo. E niente, portali fra epoche, ragazzini scomparsi, uomini incappucciati nella foresta, alberi genealogici impossibili. Tutto è collegato e il vostro cervello prenderà fuoco dopo due minuti. Dark è stata ingiustamente accusata di somigliare a Stranger Things da qualche pazzo solo perché ci sono gli anni ‘80/’90: SVEGLIAAAAA NON C’ENTRA NULLA! FIGATA VEDETELA TUTTI — prima che precipiti...perché bisogna essere consapevoli che può succedere. Ma noi saremo pronti, come lo siamo stati per “Lost” *mano sul cuore*.

© Giulia Cristofori, Stefano Pastore

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