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Stranger Things 2 - Netflix

Stranger Things 2 - Netflix

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L’hype ha raggiunto picchi quasi insostenibili.
La mania retrò ci ha travolto come un fiume in piena.
Riedizioni di vecchie console popolano le nostre case infarcite di tecnologie e videogiochi a 8 bit colonizzano i nostri smartphone. 
I fratelli Duffer hanno piantato un seme e lo hanno lasciato crescere.
Stranger Things” è diventato un varco spazio temporale nella nostra esistenza che ci ha permesso di tornare in quel luogo dove siamo stati bambini.
Se la prima stagione mi ha lasciato interdetta per quanto fosse esteticamente perfetta e capace di smuovere i miei sentimenti più nascosti, non posso dire che ci sia riuscita nello stesso modo la seconda.
Stiamo calmi, però, non sto mica dicendo che non sia bella, sto solo cercando di mettere da parte un po’ i sentimenti e di bilanciarli con la parte razionale che c’è in ognuno di noi. 

La storia riprende mantenendo lo stesso ritmo, ritroviamo la banda di Hawkins (che è sempre meno lontana dai Perdenti di Derry o dai Goonies o da Stand By Me) un po’ cresciuta e alle prese con il ritorno di Will dal sottosopra.
Joyce, la mamma, è sempre nevrotica.
Nancy, Steve e Jonathan sono ancora immersi fino alle ginocchia nel loro triangolo amoroso che, diciamocela tutta, risulta abbastanza inutile ai fini della narrazione perché noi dal primo minuto vogliamo solo sapere una cosa: DUFFER USCITECI IMMEDIATAMENTE ELEVEN E NESSUNO SI FARÀ MALE. 

Senza spoilerare troppo, c’è da dire che il cappello introduttivo che ripropone un po’ i fatti della prima stagione è dannatamente lungo. Si perde un po’ la magia e la freschezza che portava la novità, un po’ come succede con le storie d’amore datate.
“Ah, si vivesse solo d’inizi” cantava Niccolò Fabi, ma possiamo vivere solo di inizi? No.
E allora, arrendendoci a tale piano di realtà, andiamo avanti.

Il fenomeno mediatico è evidente in questa produzione, il budget è visivamente maggiore e maggiori sono gli effetti e le dimensioni dei mostri che minacciano Hawkins e i nostri amichetti in bici. Osserviamo la loro crescita, le diatribe amorose, come sistemarsi i capelli per fare colpo sulla nuova arrivata, la fiducia messa in gioco, la lontananza che schiaccia.
Le luci colorate lasciano spazio ai fogli di carta, ma sostanzialmente la chiave è sempre la stessa, anche se l’atmosfera è più dark e l’attenzione cade principalmente sull’oscurità che dimora dentro Will e sulla sottotrama di Eleven che, più che mai, si prende in mano il nostro cuore e lo tiene su un palmo fino alla fine (Milly Bobby Brown è la nuova eroina di Hollywood, la ragazza farà strada e ne farà tanta. Io ve l’ho detto).
Ah, ci sono tre o quattro nuovi personaggi, ma non ha molta importanza parlare di loro.
Forse giusto una menzione a Bob, Sean Astin, che arriva direttamente dai Goonies tanto per rimanere in tema e a Sadie Sink nei panni di Max, rossa lentigginosa e asso dei videogiochi che diventa un nuovo membro della banda e che non starà a farsele raccontare grazie al suo caratterino. 

Insomma, forse le aspettative erano esageratamente alte e forse quella sensazione di vedere una cosa già vista stavolta è stata più forte.
Ma a “Stranger Things 2” questo importa poco tutto sommato e, alla fine dei conti, importa poco anche a me.
Ho riso e pianto di nuovo.
Nonostante mi lamentassi della lentezza e dell’assurdità di alcuni passaggi, ho divorato una puntata dopo l’altra maledicendomi perché sapevo che le avrei consumate troppo in fretta e ne avrei volute ancora.
Insomma lo tsunami Stranger Things su di me ha funzionato benissimo anche stavolta, leggermente meno bene della prima e probabilmente meglio della terza (sì perché pare che sia già stato rinnovato fino alla quarta stagione). 

Ma chissene importa.

Rimettetevi in sella alle vostre bici, c’è una nuova ombra su Hawkins e se rimaniamo uniti tornerà il sole anche stavolta.
Ma non troppo, giusto il tempo di diventare quella formica che cammina sul filo e che in un batter di ciglia si ritrova nel sottosopra di nuovo. 

Leggi anche la recensione di Stranger Things #1

© Giulia Cristofori

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