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The Sinner

The Sinner
The Sinner

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In quest’epoca in cui l’interesse verso i revival e le vecchie glorie dei palinsesti sembra avere un’impennata senza precedenti e si ha la distinta sensazione che gli sceneggiatori per la tv partoriscano ben poche idee fresche ed interessanti, è un sollievo che vengano prodotte serie limitate intriganti a partire da libri di successo. 

Sarà per l’abbondanza di titoli che le varie televisioni e servizi di streaming ci scaricano mensilmente addosso, tuttavia devo ammettere che sono arrivato a conoscere questa serie con un colpevole ritardo. The Sinner è andata in onda negli Stati Uniti ad agosto ed io sono inciampato nel trailer soltanto qualche settimana fa. È l’adattamento dell’omonimo libro dell’autrice tedesca Petra Hammesfahr e, a differenza del solito thriller giallo, ci pone davanti un quesito diverso dal chi? giacché il mistero è tutto incentrato sul perché? ma facciamo un passo indietro.

Jessica Biel (“Settimo cielo”) è Cora Tannetti, una giovane madre intenta a passare una giornata al lago con la propria famiglia. Mentre è impegnata a sbucciare una pera per il figlio, Cora vede dinanzi a lei due ragazzi sbaciucchiarsi sulle note di una canzone dal volume forse un po’ troppo alto. Lei si alza e in preda ad un impulso omicida infilza per sette volte il ragazzo della coppia, uccidendolo. Un gesto tanto violento quanto plateale. Cora, scioccata dal suo stesso inspiegabile istinto, non riesce a dare nessuna spiegazione per il suo atto apparentemente immotivato.

La presenza della Biel mi faceva tanto sperare in qualcosa che fosse comparabile alla bellezza di "Big Little Lies".
Ma, a visione ultimata, temo sia come mettere a confronto una tovaglia schizzata malamente pronta per la pubblicità della candeggina e un quadro di Pollock. Questa serie sembra avere tre grossi difetti, che a valle del finale mi han lasciato ragionare sull’effettiva qualità di questa produzione.

Uno. Certamente Jessica Biel è bravissima a ritrarre i vari stati emotivi di Cora, i pianti, le crisi isteriche e ad intingere il suo pennello di artista nella tavolozza emotiva che scaturisce dal commettere un atto efferato senza potersi dare spiegazioni. Ma se di testa lo spettatore giustifica il perché di certe reazioni, col cuore non riesce a specchiarsi in quello stato d’animo e a stabilire un contatto empatico. Non vien fuori un vero e proprio rapporto con l’audience poiché il personaggio viene reso inaccessibile dai continui momenti di trance ed instabilità emotiva decisamente marcati, fin troppo personali. Sembra esserci il privilegio della performance sul resto, come un tacchino lucido perfetto su una tavola finemente imbandita che però sa di cera per candele votive.

Due. La narrazione avviene su tre livelli: il tempo presente, la narrazione dei fatti nel passato e i frammenti dei ricordi di Cora. Cora tenta di accedere alle sue memorie perdute attraverso delle sedute di ipnosi, che — nonostante possano produrre, a detta stessa della terapista della storia, molti falsi positivi — miracolosamente indirizzano le investigazioni ogni volta sulla strada giusta, dando la sensazione di una troppo semplicistica risoluzione.

Tre. Probabilmente per scimmiottare — maldestramente — i premiati "The Night Of" o "True Detective", magari per infondere un po’ di carattere e sapore al contesto, la storia include anche la caratterizzazione del detective che segue il caso. Non ho letto il libro, ma presumo che in quel contesto siano narrativamente rilevanti il suo divorzio, le scappatelle, la predilezione per l’asfissia erotica e il sadomasochismo, tuttavia nell'adattamento televisivo del manoscritto, non è chiaro come questi impattino la trama e quale sia il sostanziale riverbero della personalità del detective ai fini della risoluzione del mistero. Il caso sarebbe potuto essere risolto da Jessica Fletcher, Don Matteo o Veronica Mars e non ci sarebbe stata nessuna differenza. 

In definitiva "The Sinner" nasce da un’ottima premessa, inquadrata a partire da una prospettiva interessante. Tuttavia l’unico vero peccato, alla fine degli otto episodi, sembra l’aver investito del tempo in una storia che promette grandi cose, lasciando in ultimo rotte e insoddisfatte gran parte delle aspettative.

© Stefano Pastore

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