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Deadpool 2

Deadpool 2

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"Deadpool" è sempre stato divertente, dissacrante fino agli estremi, ma questo secondo capitolo ha una marcia in più rispetto al precedente per moltissimi motivi: quintali di black humor e di battute non sempre politically correct che non spaventeranno i fan di "Deadpool".

L'apertura del film rispetta la tradizione Marvel, sbattendo in faccia agli spettatori un’enorme situazione che li spinge su un'altalena in cui il riso e il pianto si rincorrono in un moto ondulatorio, irregolare, frenetico e continuo fin dai primissimi minuti.

In "Deadpool 2" le emozioni non si danno il cambio con movimenti delicati ma si prendono a calci in maniera violenta, si strattonano fino a prendere il sopravvento sulle precedenti, come se la testa dello spettatore fosse un trono da conquistare ad ogni costo. La narrazione è piena di intoppi: c'è sempre un imprevisto dietro l'angolo, una prova insidiosa da superare, o semplicemente qualche piccola svista. Un'insolita folata di vento trascina Deadpool verso una storia inaspettata, con l’introduzione di un ragazzino mutante da salvare a cui piace dar fuoco alle cose.

Nella pellicola hanno spazio anche i momenti di vita privata molto intensi, intimi e toccanti, in grado di creare uno spartiacque tra il "Deadpool" infantile e giocherellone e l'uomo vero che non scende più a compromessi con la vita. La sua relazione gli permette di crescere a livello emotivo e durante il film si avvicina sempre di più al comprendere cosa stia cercando davvero nella sua esistenza. Ovviamente non giungerà alla verità senza aver compiuto un centinaio di catastrofi, ma insomma, nessuno è perfetto!

Ottimo Ryan Reynolds nella sua interpretazione agrodolce, a parere mio molto più riuscita rispetto a quella del primo capitolo del franchise. Il personaggio di Cable, che prende vita grazie a Josh Brolin, si rivela uno dei motori principali della trama, perché è proprio lui che sta cercando il ragazzino mutante. La sua fermezza e serietà si contrappongono perfettamente con l'astratta incostanza sulla quale il personaggio di Deadpool poggia le sue fondamenta. È come se l'intervento di Cable tenesse la narrazione con i piedi per terra, evitando il rischio di perdersi fra ricordi e vaneggiamenti di Deadpool, che si ritrova invece ad affrontare un problema reale. Cable è la sfida che serve a Deadpool per uscire dal proprio guscio di farneticamenti e agire concretamente.

Lo stesso giovane mutante, Firefist, entra in maniera prorompente in scena ma manca di un approfondimento più integrale. Ben riuscita è la X-Force che ci regala attimi di risate immensi e un personaggio stupendo come Svanitore. Di presenza scenica e di buona caratterizzazione è Domino, che poco a poco è capace di conquistare la sala con il suo potere. Incontriamo anche eroi presenti in “Deadpool”, come Colosso e Testata Mutante Negasonica, che non monopolizzano la pellicola ma ai quali sono stati assegnati degli interventi ben precisi e determinanti.

© Federica Forlini

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