Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

L'uso del sito costituisce accettazione implicità dell'uso dei cookies. Per revocare il consenso è sufficiente cancellare i cookies di dominio dal browser.

Approvo

Coco | Il Film

Coco | Il Film

+++++
Se qualcuno mi chiedesse in quale scuola ho imparato di più sulla vita o chi è stato il mio mentore direi, dopo mamma e papà, sicuramente la Disney prima e la Pixar poi.
Molte volte sono inciampata in persone che, davanti ai film di animazione, liquidavano con un “è solo un cartone animato”. Non ho mai concepito come un adulto riesca a rimanere indifferente davanti ai capolavori, perché di capolavori si tratta, sfornati dalla Pixar Studio.

Quando eravamo bambini ci emozionavamo davanti ad animali parlanti, tappeti volanti, draghi, maghi e volpi fuorilegge. Ogni disegno animato in 2D sembrava comunque reale, ci lasciava entrare dentro una favola e ci faceva uscire più ricchi.
Trovo che sia incredibile come la Disney Pixar sia sempre in grado di regalarti grandi insegnamenti ad ogni visione. Le trame non sono mai banali e le tematiche affrontate sono sempre molto più adulte di quello che potrebbe sembrare.
In ogni film c’è una chiave di visione adulta e una di bambino. Penso che nella vita sia fondamentale mantenerle entrambe perché un adulto impassibile davanti a un film come “Coco” non è un adulto vero.

Miguel è un bambino messicano che ama la musica, vive in un paesino insieme alla sua famiglia di calzolai sulla quale aleggia una sorta di maledizione per la quale la musica è stata totalmente bandita.

Inutile dire che al dodicenne non importa nulla e vuole diventare a tutti i costi come il suo idolo, il musicista Ernesto de la Cruz. Così nel giorno di preparazione a “el dìa del los muertos”, Miguel decide di trafugare la chitarra del suo idolo e viene catapultato nel mondo dei morti dove scoprirà la verità sulle proprie origini e sulla sua famiglia. 

La tematica della morte è affrontata con la solita estrema delicatezza e quell’ironia capace di alleggerire la pesantezza che una perdita impone.
Il bambino in noi sorride e l’adulto spesso e volentieri piange. È così che mi sono ritrovata in lacrime e singhiozzante durante buona metà del film, ma sorridente.
Coco ci insegna la perdita, l’importanza della famiglia e del sostegno che ci aspettiamo dai nostri cari. Ci insegna a scegliere e a volte a mettere da parte i nostri sogni per sostenere una causa di forza maggiore, senza però pensare che non ci sarà un’altra opportunità. 

E se a livello emotivo il film è così potente, aspettate di vedere dove sono arrivati a livello visivo e tecnico.

Le figure umane hanno una componente realistica, volutamente ancora cartoonata, impressionante. Ma non sono tanto gli umani a colpire, bensì le ambientazioni. Un’esplosione di dettagli coloratissimi riempie gli occhi fin dall’inizio. La città addobbata per la festa dei morti e il mondo dei morti con l’attenzione spostata in particolare sulla residenza di Ernesto de la Cruz che sembra quasi ricordare la villa del Grande Gatsby di qualche anno fa.
Pazzesco. Un livello di dettaglio incredibile. 

Dulcis in fundo la colonna sonora come sempre composta di pezzi che non si dimenticano facilmente, in particolare “Remember me” vincitrice agli Oscar.
Insomma c’è proprio da dire che solo un cartone non è, tant’è che si è portato anche a casa l’oscar come miglior film di animazione.
Coco è un viaggio in una cultura diversa e ancora una volta arrivata a fine visione mi sono sentita una ultra milionaria (disidratata, perché non ricordo di aver mai pianto così tanto per un film). 


© Giulia Cristofori

 

BLOG COMMENTS POWERED BY DISQUS