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Black Panther | il film

Black Panther | il film

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Sedetevi comodi, signore e signori, quella che state per leggere è una recensione sincera su un film sul quale nessuno avrebbe mai scommesso: "Black Panther".
Quando ne venne annunciata la lavorazione, molti risposero con un sonoro “CHI?”, io per prima, mentre la Marvel pensava solo “aspettate e vedrete”.
Cercherò di lasciare fuori dalla discussione la questione della “razza”, qui in Italia ha un impatto differente con significati diversi rispetto alla situazione negli Stati Uniti.


"Black Panther"
è l’ultimo, in ordine di tempo, della lunga lista dei film Marvel, quello che precede il colossale "Avengers Infinity War" e quello sul quale quasi nessuno puntava un centesimo. Il film, in soldoni, parla dell’ascesa al potere del giovane principe T’Challa (interpretato da Chadwick Boseman), aka Black Panther, nel suo regno di Wakanda, dopo la morte del padre (anticipata in Avengers: Civil War).
Wakanda è uno stato fittizio dell’Africa, che sorge su di un giacimento di vibranio, un metallo indistruttibile e dalle caratteristiche scientificamente incredibili. I wakandiani, che hanno vissuto in isolamento quasi totale, se non per una porzione di stato “vetrina”, riuscendo così a sviluppare una tecnologia avanzatissima basata proprio su questo metallo. E cosa succede? Che i cattivi vogliono portare via tutto il vibranio per venderlo a chi lo vorrebbe usare per costruire armi da guerra. E chi c’è di mezzo in questo complotto per recuperare il vibranio? Il nemico numero uno di Black Panther, lo spietato mercenario Killmonger (Michael B. Jordan).

Vi dirò la verità: Black Panther non brilla per originalità, la trama è semplice e lineare e per questo regge benissimo: l’eroe buono vs la sua nemesi. Tutto lo sforzo viene sapientemente spalmato in due punti fondamentali: il racconto della società wakandiana, con le sue tradizioni antiche che si fondono con la modernità, i loro rituali e la loro storia, e gli effetti effetti speciali credibili e fluidi che rendono le scene d’azione mai scontate e molto adrenaliniche.


Il film oscilla tra un buon film d’azione e un discreto film sui supereroi, ma il vero e proprio punto di forza è che la pellicola non gira intorno al personaggio di Black Panther, anzi, direi che T’Challa e il suo costume compaiono meno (o al pari) degli altri personaggi che sono per la maggioranza donne, guerriere (una Lupita Nyong’o e una Danai Gurira da sogno) e scienziate (Letitia Wright, leggera e divertente), la vera forza trainante e spontanea del film. Ecco, Black Panther è stato creato in maniera equilibrata, forse sapendo che l’eroe principale non sarebbe stato abbastanza interessante, dando ai comprimari lo spazio necessario per creare una rete ben salda.


Black Panther
ha avuto risalto per due motivi: innanzitutto è un film insolito rispetto agli altri del franchise, accessibile anche a chi si approccia per la prima volta al mondo Marvel e per chi non ama particolarmente il genere.
E poi è un film che porta sul grande schermo una storia orgogliosamente africana, la storia di una società normale che di straordinario ha solo il vibranio e la conseguente possibilità di svilupparsi senza l’interferenza di colonizzatori avidi. Avrebbero potuto osare di più con la costruzione della trama e dei personaggi? Certamente, però in questo caso si tratta di una pellicola “di confine”. Per fortuna la libertà dell’ignoto è stata sfruttata in maniera intelligente, regalandoci due ore e spingi di azione e alta godibilità, senza gli eccessi noiosi degli altri supereroi.

© Fiorella Vacirca

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