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Tre manifesti a Ebbing, Missouri.

Tre manifesti a Ebbing, Missouri.

+++++mila morsi meno per il finale

Nell’angolo rosso, come lo sfondo dei manifesti, la Mildred di Frances McDormand. Nell’angolo opposto l’intera, o quasi, città di Ebbing.
Tutt’intorno, noi, gli spettatori. C’è chi dice “no”, chi si schiera per il “sì!” e chi rimane su un vago “bello ma…”.
In ogni caso il film chiude con poco più di 2 milioni di euro al botteghino e una rincorsa alla cerimonia degli oscar che se non è proprio da favorito indiscusso, almeno è da protagonista con le sue 7 nomination (superato soltanto da "La forma dell’acqua", 13, e "Dunkirk", 8). 

"Tre manifesti a Ebbing, Missouri" fa sorridere. Attenzione, non ho detto ridere. L’elemento comico è assente, abita da qualche altra parte, forse in Kansas o in Iowa. Il che vuol dire che a tratti ci troviamo mossi a sorrisi ingenui e amari al tempo stesso dallo humour scuro e accigliato che il bravo regista Martin McDonagh ha saputo distillare e instillare nei punti giusti. Insomma, ironia Q.B.

"Tre manifesti a Ebbing, Missouri" commuove, nel senso che ci agita, smuove qualcosa, come suggerisce l’antenato latino del verbo. Ci fa riflettere su un dolore privato tanto urgente da non trovare altro sfogo che nella testardaggine di un gesto eclatante. Spinge a chiederci in quale schieramento ci troviamo nella guerra civile scatenata da una donna sola e risoluta, facendoci ricredere più di una volta nell’arco della pellicola. Ci domandiamo chi, fra tutte le forze in gioco, sia la più colpevole, quella che ha superato anche solo di una spanna la riga che delimita ciò che è tollerabile da ciò che non lo è più. Piccolo spoiler: non troverete una risposta, e forse questo è sintomo di una scrittura forte e capace di porre domande quasi assolute e retoriche. Si prevedono lunghe chiacchierate con i propri amici cinefili.


"Tre manifesti a Ebbing, Missouri"
 è una prova attoriale di livello. Che livello? Su una scala da 1 a 10 probabilmente si situerebbe su una potenza del 10. I protagonisti sono volti noti sì, ma non esageratamente. Facciamo un esperimento: ecco, in Tre manifesti a Ebbing, Missouri recita cosa…come si chiama… Frances Mc qualcosa e quel tizio che ha fatto True Detective e quell’altro del Miglio Verde. È andata più o meno così quando avete parlato di questo film con amici, famigliari e fidanzati/e, vero? Beh, da oggi non avrete più scuse per dimenticarvi i loro nomi. Frances McDormand si impone con il suo personaggio di una madre di una famiglia diversamente funzionale ferita e inarrestabile nella ricerca senza compromessi della verità. E poi Sam Rockwell, che incarna un poliziotto la cui parabola lo porterà a farci provare ogni sfumatura dello spettro delle emozioni, dall’odio e ad una sorta di tenerezza che si ferma sulla soglia della sua cameretta di uomo mai davvero cresciuto. 


"Tre manifesti a Ebbing, Missouri"
 è un film praticamente perfetto, guastato da un finale forse non all’altezza o coerente, ma che non può né riesce a far dimenticare quanto di buono e bello visto fino a quel momento. Insomma, finirete il film avendo riso, pianto (non è detto) e senza aver davvero capito contro chi puntare il dito. Perché sullo schermo è passato un piccolo paese, Ebbing, Missouri, con i suoi personaggi e le loro vite così tremendamente fragili e sfumate. Così tremendamente simili alle nostre.

© Marco Patrito

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