Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

L'uso del sito costituisce accettazione implicità dell'uso dei cookies. Per revocare il consenso è sufficiente cancellare i cookies di dominio dal browser.

Approvo

#morsostellato09

#morsostellato09

 

© Carmine Di Giandomenico per CrunchEd

Ciao Carmine, grazie di questa dedica.
Da dove nasce questo disegno?
Mi è venuto istintivo, non ci ho pensato. Ho scelto di disegnare il Manaya, un’entità asessuata, una sorta di divinità, un incrocio tra uomo, uccello e pesce; è un dio guardiano delle divinità maori.
All’inizio degli anni 90, facendo delle ricerche, notai un geroglifico maori che lo rappresentava sulla costa della della Nuova Zelanda. Lo cominciai a disegnare come un ometto dalle orecchie a punta, un misto fra batman, flash ecc. È nato tutto da lì.

Lo potremmo conoscere anche noi?
Esiste una storia su di lui ancora non edita, Saldapress la sta aspettando da 8 anni (ride).
Ho soltanto le prime 6 pagine ma la storia è molto particolare.
L’idea è di fare un formato in cinema scope, orizzontale, in cui passato e presente convivono insieme.
Le strisce del presente sono a colori, quelle del passato in seppia.
Per me è una cosa ricorrente mischiare passato e presente, sono sicuro che quello che accade è frutto di quello che si è già vissuto.

Da grandi fan di Daredevil abbiamo apprezzato tantissimo “Battlin’ Jack Murdock”, sorge naturale un’enorme curiosità: hai avuto modo di parlarne o ti piacerebbe parlarne con Frank Miller?
Mi piacerebbe molto. In realtà, stava quasi per accadere ma ho perso l’occasione.
La storia, tirando le somme, non la sento neanche tanto mia, non ho fatto altro che unire i puntini di un rebus che aveva scritto lui sia sulla serie regolare che sui vari speciali.
Era l’unica condizione possibile per poter spiegare perché un padre decide di vincere un incontro che è truccato, un padre che deve far crescere un figlio con un handicap. Qualsiasi padre butterebbe via l’orgoglio, io non ho fatto altro che unire i puntini.
Comunque, visto il rinomato astio con la Marvel, non credo che Miller lo abbia letto o lo leggerà mai.

Quali aspetti della storia ti coinvolgono maggiormente?
Con Battlin Jack ho voluto puntare molto sui momenti intimi ma parecchi sono stati esclusi per renderlo più fluido nella sua continuità. In realtà a me sarebbe piaciuto parlare anche solo di quelli, ad esempio del rapporto con il figlio. Una scena a cui ero molto affezionato che purtroppo è stata tagliata, è quella di quando Battlin Jack, tornando da un incontro di pugilato, porta gli occhiali da sole, da cieco, al figlio. Murdock ha ancora le bende anche se in realtà ha già i sensi amplificati: sta mentendo al padre. Quando il padre gli mette gli occhiali, il figlio risponde con una frase che ha una doppia valenza: “papà sono pesanti”, pesanti perché lui sa di mentire al padre che sta facendo sacrifici per lui. Ecco questa era una scena molto significativa.

Un’altra scena importante è l’inizio: una partita a scacchi, un pedone che fa scacco matto. Battlin Jack ha appena scoperto di Matt, dei suoi poteri e non sa che decisione prendere, se comunicargli questa scoperta. 
C’è questo dialogo fra loro, ancora il lettore non sa chi sono.
“Perché non mi hai detto niente”
“Non ti è dato saperlo”
Campo su Stick che ha fatto scacco matto.
C’è un discorso sulle maschere, che si mettono per proteggersi, per non farsi male. Scena in lontananza con due paperelle, mentre parla la papera nasconde la testa sotto l’acqua, loro si vedono in lontananza. Lui si alza e decide di dirlo a Battlin.

Ci sono tanti momenti a cui tenevo e che sono stati tolti perché raccontavano più del necessario.
Ancora, c’è Josie di Miller che è sempre arrabbiata, consumata dalla vita. Avevo provato ad inserire delle scene per spiegare meglio il suo tormento, dato da questo amore mai dichiarato. La storia finiva con la lei che prima dell’incontro si prepara per dichiararsi: forse basterebbe dire solo un Jack ti amo.
E poi solo la scena di Battlin che finisce a terra, dopo l’incontro, non serviva altro.
Io sono così, preferisco raccontare le piccole scene del quotidiano che spesso sono solo sottintese piuttosto che la crudezza di un incontro di boxe.

Sempre più spesso ci regali rappresentazioni di momenti della tua vita privata.
Avremo mai la fortuna di vederli pubblicati o sono solo un semplice sfogo strettamente personale?
Le faccio per fare quadrato. Non le condivido tutte, solo quelle più semplici da capire.
Le faccio in bassa risoluzione perché sono momenti miei e non ho intenzione di pubblicarle, preferisco regalarle a chi mi segue. A volte sono momenti ridicoli, a volte più intimi, per chi le sa leggere trova molto di me.
Lo faccio anche per far vedere la vita quotidiana, di solito ci guardano come macchine o come se disegnare fosse solo un hobby. In realtà c’è l’esigenza di voler vivere, far vedere i sacrifici che ci sono dietro.
Ma è anche per sciogliere la mano prima di riprendere dopo la pausa. Insomma non siamo macchine.

Sono anni che lavori nell’ambiente del fumetto: hai disegnato con la Marvel, con la DC, con la Bonelli...c’è ancora qualche soddisfazione che vorresti toglierti?
Poter raccontare storie mie e concludere Oudeis, che è un progetto ancora incompiuto.
Sono usciti solo i primi 2 volumi quando ne erano previsti 10. Il libro rappresentava un anno della lontananza da Itaca. Adesso ho fatto questa prova fisica di fare 56 tavole in meno di 44 ore e ho raccontato il suo ritorno, il finale. Molto probabilmente verrà riunito insieme ai primi due, da Saldapress.
C’è tanto da raccontare e mi piacerebbe molto poterlo fare insieme ad altri disegnatori essendo questo viaggio una ricerca di frammenti e di un’identità una sola mano non sarebbe sufficiente, non renderebbe il concetto.
È un po’ nella scia di quello che sta succedendo adesso nel fumetto italiano.
Il mio discorso è anche più drastico, i disegnatori non devono fare un’icona di Ulisse, possono anche farlo grasso e pelato se lo vedono e sentono così. Devono essere liberi di spaziare con la fantasia e trovare la loro visione della personalità del personaggio, non è possibile che abbia la stessa faccia sempre.
Il percorso del personaggio era il pretesto di raccontare le cose come non sono mai state raccontate. È un pretesto per raccontare battiti di cuore, come per Battlin’ Jack.
Ci vorrebbe del tempo.
Non ne saresti geloso?
Mi piace condividere. Fra creativi è necessario non tenere segreti i progetti per paura che le idee vengano rubate.
Avevo anche pensato a una potenziale selezione di nomi per Oudeis. Ragazzi esordienti che nel frattempo sono diventati dei grandissimi autori. Alessandro Vitti che ora lavora per Marvel e Dc, Andrea Borgioli che lavora per Bonelli e un altro paio di ragazzi, che erano all’interno della scuola e che si sono persi per strada.
Insomma, non c’è bisogno del nome, vorrei gente che abbia voglia di divertirsi e mettersi in gioco.
I primi due volumi li sto trasformando in un animatic, è già pronto aspetto Luca D’Alberto che è diventato un cigno bianco, un maestro musicale che ha composto le musiche. Fanno parte del progetti anche Mike Garson, che ha realizzato un pezzo al piano, Mario Cordova che darà la voce a Ulisse. Voce che in realtà ci sarà poco, i primi 30 secondi o poche volte qua e là. Una volta che  subentra il testo con una font e un colore definiti, si associa la voce al colore, al timbro vocale.
È un esperimento complesso.
Mancano solo due tracce.
È incredibile il fatto che lui aveva traccia video e non audio. Pronta la musica, vado a montare, mettiamo il pezzo di Cordova e dove dovevamo montare la voce la musica si abbassava da sola nei punti giusti, è stato sconvolgente.
Ci sono delle cose che chiamano, persone che occasionalmente incontri e tutto fa parte di un percorso, basta aspettare e avere pazienza.

Ti abbiamo visto disegnare a matita, col caffè, con la penna, con il gesso. C’è uno stile, una tecnica che ti rappresenta al meglio, un modo di disegnare tramite il quale, a lavoro ultimato, senti di aver dato tutto te stesso?
Ho provato anche con l’olio. Una volta ero in protesta e volevo disegnare con l’olio sulla carta pane, così il giorno dopo non sarebbe rimasto più niente. Quando ero più giovane ero anche più irascibile, quando sentivo gli autori che si vantavano di usare materiali pazzeschi, carte e colori, come se fosse quello l’importante. L’importante è quello che disegni. Mi è stato radicato dentro, un insegnamento del professor Borgognoni del Liceo Artistico. Disse che l’importante è quello che vuoi raccontare, se vuoi far raggiungere delle emozioni e impararle a raccontare, fallo con quello che hai. È l’emozione che ti sceglie e tu devi solo esternarla come e dove non importa. Nastro da pacchi, i colori di tua figlia, il riso, la pasta, che importa.
L’importante è raggiungere la sensazione che hai dentro.
Delle volte preferisco fare segni con il caffè, perché è più caldo.
Mi aprì il cervello e da lì non mi sono posto limiti, un po’ come diceva Walt Disney: se puoi sognarlo puoi farlo.
Ho sempre improvvisato. Anche la sfida alla Villa di Teramo (link) è stata improvvisata, il 40 per cento delle tavole che avevo in mente di fare lì le ho cambiate al momento narrativamente. Avevo fatto una sorta di micro story board da seguire, anche se mi facevano fare pause per forza. Non ci si rende conto che un disegnatore di fumetti è come una macchina a diesel, una volta che parte non la puoi fermare, se lo fermi, per ripartire il cervello deve fare dei meccanismi strani: non si deve pensare, il disegno è istintivo.
Una scoperta è stata la varechina.
Ogni tanto passo all’accademia di Pescara e mi intrufolo nelle lezioni perché sono curioso, per vedere come si muovono e come disegnano gli altri. Guardare in faccia: spesso dice più il volto della mano.
Marco Soldi disegnatore Bonelli teneva una lezione sulla tecnica del colore. Sulle copertine di Giulia lui dava il bianco con la varechina, che mangiava il colore.
Allora ho dovuto provare, a Teramo sembrava quasi che battezzassi le tavole, le spruzzavo con una spazzola per bottiglie.
Invece, il bianco l’ho usato pochissimo (tempera e bianchetto).
Il bianco per tocchi di luce, il foglio era leggermente dorato, il nero tirato (pennarelli di mia figlia)
Quando è caduta la prima goccia di varechina si è seccata creando intorno un bagliore rosa, sembrava fatto in photoshop e allora ho deciso di usarlo oltranza su tutte!
Sei sempre soddisfatto dei tuoi lavori?
In tutti i miei lavori cambierei molto, a volte per la fretta, i passaggi che meriterebbero più attenzione o cura.
Non mi reputo un bravissimo disegnatore, ho i miei trucchetti. Preferisco raccontare, mi piace la sequenzialità, è sempre stato un vizio fin da bambino come con i lego. Non avendo i giocattoli me li facevo con quelli, oppure con la plastilina e gli stuzzicadenti. Creavo l’effetto del cartone animato quando la spada laser tagliava il robot, le lamiere squarciate io lo facevo con lo stuzzicadenti e i miei amici non lo potevano avere. Tutto nasce dalle mancanze.
Tornando alla tecnica. Preferisco la matita, ogni tanto mi manca il suo rumore. Amo molto anche disegnare con la penna bic sull’agenda.
A volte prendo delle agendine e inizio a fare layout, pensare storie, inquadrature
Avevo in mente una storia di Dylan che iniziava con un tango e pensavo a come inquadrarla. E il ballo non è affatto semplice, il tango ha posizioni particolari e lui ballava con una scultrice che era un fantasma e loro ballavano intorno alla statua fatta da lei.
Ho tante storie annotate che stanno lì, in attesa del loro tempo. Sono molto caotico, non come molti artisti che fanno disegni bellissimi e completi sui loro taccuini.
Passo giorni a fare tavole di cui non mi importa molto, finisco di notte distrutto e finalmente posso mettere mano a quello che mi piace davvero, per questo spesso va a finire che non dormo.
Apro l’agenda e si apre un altro mondo.

Domanda irrinunciabile per il palato di CrunchEd: qual è il tuo rapporto con la musica e quali vie sceglie per farsi strada fino ai tuoi disegni?
È fondamentale perché aiuta a creare quei blocchi alla razionalità. Non pensi più alla vita sociale, ti estranei.
Ti concentri su quello che devi rappresentare, ti lasci ispirare anche. La musica aiuta molto ad immedesimarsi in quello che si deve disegnare.
A volte metto youtube partendo da una musica che mi piace e poi lascio fare a lui, in random. A volte in loop con qualche canzone ma non ho preferenze di genere, lascio fare al caso.

Grazie Carmine e a presto.

Pagina Facebook: Carmine Di Giandomenico

 

BLOG COMMENTS POWERED BY DISQUS