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#crunch105 | Lucia Petrucci

#crunch105 | Lucia Petrucci

"Take your broken heart, make it into art", Carrie Fisher


Ciao Lucia e benvenuta in CrunchEd.
Noi di CrunchEd siamo molto affamati di nuove storie e ci piacerebbe conoscere la tua. Quando hai cominciato a disegnare e cosa ti ha spinto a farlo?
Ho iniziato a disegnare per gioco verso l’inizio del 2013, anno in cui frequentavo l’Accademia di cinema a Roma. Il mio docente era Stefano Bessoni, regista, ma anche grandissimo illustratore; è stato lui che mi ha incoraggiata ad approfondire questo aspetto artistico della mia vita. Affascinata da creature fantastiche, un po’ “creepy” e un po’ fiabesche, ho poi aperto una piccola pagina Facebook chiamata “Monsters in my head”. Per me era nata prevalentemente come una valvola di sfogo, ma gli apprezzamenti ed il supporto di familiari ed amici mi hanno spinto a portare avanti questa passione.


Ti va di spiegarci cosa ti ha portato a scegliere questa citazione da illustrare?
“Prendi il tuo cuore spezzato e trasformalo in arte” per me è un vero e proprio credo. Sono del parere che l’arte non sia una semplice fonte di intrattenimento, ma una potente forma di espressione, nonché terapia, sia per chi la produce, sia per chi ne gode. L’arte, in qualsiasi sua forma, arriva là dove le parole non riescono. Libera, esorcizza, cura. Trasforma la paura, la rabbia, il dolore in una pietra preziosa da portare con sé come lezione di vita, ma anche da offrire agli altri come simbolo di una condizione comune. L’arte, la nostra e quella degli altri, ci dà coraggio e ci fa sentire meno soli. Per me disegnare significa proprio questo. I mostri mi fanno compagnia quotidianamente, come immagine concreta dei miei dolori, delle mie insicurezze, ma anche dei miei sogni e dei miei desideri. Siamo inseparabili!


C’è un autore in particolare che ha illuminato o che ancora illumina le tue opere? In altre parole, c’è un artista, uno scrittore che ti stimola a mordere la vita?
La lista delle mie fonti di ispirazione potrebbe essere davvero infinita. Sono una divoratrice di immagini, sia fisse che in movimento, ma anche una discreta lettrice. Ci sono diverse cose che mi fanno battere il cuore e che, in modo più o meno evidente, influiscono sulle mie illustrazioni.
Tra queste “Where the Wild Things Are” di Maurice Sendak, “Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie” di Lewis Carroll, più o meno tutti i libri per ragazzi di Neil Gaiman, i film in animazione Stop-motion della Laika, i cartoni animati Giapponesi (impossibile non nominare lo Studio Ghibli) e le fiabe classiche che mi leggevano da piccola.


Unire l’idea del mostro, notoriamente spaventoso o quantomeno inquietante, ad uno stile “kawaii” dai colori tenui è quel genere di contrasto di cui qui a CrunchEd siamo voraci consumatori. Da dove vengono questi mostri? Li ha guidati il desiderio di disegnare quel contrasto o sono spuntati fuori dal nulla così, teneri e variopinti?

In alcune mie vecchie illustrazioni i mostri hanno un’aria decisamente inquietante, al contrario di quelli più recenti, che invece risultano carini e rotondetti. Penso che il loro look sia spesso determinato dal mio stato d’animo, o dal significato che attribuisco loro durante la fase di realizzazione. Ma ammetto anche di avere un “problema”… Amo alla follia sia la cultura scandinava, fatta di magia, strane creature ed atmosfere dark, sia quella giapponese, ricca invece di colori ed elementi “kawaii”. Questo contrasto quasi estremo mi accompagna un po’ da sempre, sia nel mio modo di apparire, sia nel mio stile di disegno. Proprio non riesco a scegliere tra i due!

Appare qui e lì un’altra figura, ci sembra il tuo alter ego, e c’è anche qualche altro personaggio. Come interagiscono mostri e altre figure? Dunque i mostri non sono in un mondo a parte ma costeggiano col nostro? Insomma, possiamo sperare di incontrarne uno?
È vero, ogni tanto mi piace disegnarmi accanto ai miei mostri, in forme più o meno rassomiglianti. Ma ci sono anche altri personaggi in cui sarebbe bello che ognuno potesse riconoscersi. La maggior parte delle volte sono bambini, essendo una grande amante dei libri illustrati per l’infanzia ed in generale delle storie e dei racconti per i più piccini. I bambini non sono razionali come gli adulti; nel loro mondo tutto è possibile ed il loro cuore è sempre aperto ai sogni e alla magia. Per loro convivere con i mostri può essere una grande sifda: sono spesso spaventosi, ma hanno anche tanto da insegnare. Queste creature, nel mio immaginario, incarnano infatti le emozioni umane, nonché le nostre paure ed i nostri desideri. Sono parte della nostra quotidianità e sta noi decidere se combatterli o prenderli per mano.
Il segreto per non smettere di vederli, beh…è rimanere sempre un po’ bambini dentro.


Domanda irrinunciabile per il palato di CrunchEd: qual è il tuo rapporto con la musica e quali vie sceglie per farsi strada fino ai tuoi disegni?

La musica per me è fondamentale, non potrei mai vivere senza. Nella maggior parte dei casi non ha una correlazione visiva diretta con quello che disegno, ma è comunque determinante. La musica che ascolto pizzica le mie corde emotive una ad una, pertanto mi spinge a creare e a riversare quelle emozioni in qualcosa di artistico. Alcuni degli artisti che amo ascoltare mentre disegno sono sicuramente Sigur Rós, Tori Amos, Björk, Damien Rice, Plini… E tanto, tanto post-rock.


Chiudiamo con un classicone e, intanto, ti ringraziamo per la disponibilità: progetti futuri? A cos’altro stai lavorando?

Disegnando da pochi anni ho sopratutto degli obiettivi, tra cui fare tanta pratica, migliorare nello stile e nel tratto e sperimentare alcune tecniche differenti, sia digitali che non. Come progetto futuro a cui sto lavorando, invece, un piccolo libro illustrato per bambini. A dire il vero mi piacerebbe tanto anche produrre delle stampe su t-shirt ed altri articoli e magari aprire uno shop online tutto mio. Incrocio le dita e mi metto subito a lavoro.
È stato un vero piacere chiacchierare con voi, CrunchEd. Siete grandi!

Grazie a te Lucia, noi ti continueremo a seguire:
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