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La posta di Babbo Natale | Giulia Cristofori | Melissa Falconi

La posta di Babbo Natale | Giulia Cristofori | Melissa Falconi

(c) grafiche di Martina Masottii - illustrazione di Melissa Falconi

Oddio è dicembre.
Il primo pensiero di Pino è stato questo anche stavolta.
Lo hanno sempre preso in giro per il suo nome così strettamente natalizio, per questo Pino ha sempre odiato il Natale. Specialmente da quella volta che, alle elementari, lo hanno vestito da albero di Natale. Un pino, per l’appunto, con un fascio di lucette colorate.
Il Natale gli aveva rovinato la vita in tanti modi. Non solo le prese in giro ai tempi della scuola, ma Pino era finito a lavorare come postino al reparto invernale. Ogni anno milioni e milioni di letterine di mocciosi viziati da caricarsi sul groppone per recapitarle a quel vecchio di merda.
Fare il postino di Babbo Natale non era redditizio. Fino all’anno scorso gli era andata bene, sua madre lo manteneva con la pensione e lui, nonostante il fastidio che il periodo natalizio gli arrecava, se l’era comunque cavata bene.
Ma quest’anno la tragedia era dietro l’angolo. Sua madre a febbraio era morta e lui si era ritrovato solo con i suoi 45 anni e il suo stipendio stagionale.
Impossibile sopravvivere.
Aveva implorato in ogni modo di essere trasferito al reparto “cartoline delle vacanze” che lavorava tutto l’anno, ma i suoi superiori glielo avevano negato perché “no Pino sei perfetto per il Natale! Ti chiami come l’albero! Sei perfetto!”.
Era dicembre ormai e le letterine sarebbero iniziate a breve.
Faceva freddo e Pino non pagava il gas da settembre.
E così, affranto, al primo sfiancante carico di letterine Pino era stato scosso da un’idea improvvisa mentre si recava all’ufficio di Babbo Natale.
Una deviazione improvvisa e il sacco svuotato nel salotto (o quel che ne rimaneva) di casa sua.
Faceva freddissimo, fuori c’erano almeno 40 cm di neve. Ma Pino aveva trovato la soluzione.
Le letterine bruciavano indisturbate al centro del suo salotto e lui sarebbe sopravvissuto anche a questo Natale.
Pino era andato avanti così per una quindicina di giorni finché Babbo Natale lo aveva fatto convocare molto allarmato.
“Pino! Possibile che quest’anno nessun bambino mi scriva?”
Pino su due piedi aveva dovuto inventarsi qualcosa per far cadere i sospetti su di lui e così l’aveva sparata grossa “Sì signore. I bambini hanno smesso di credere alla tua esistenza finalmente. Il Natale non esiste più!”.
E se n’era andato, ignorando gli urli di rabbia del vecchio isterico e sbattendosi la porta alle sue spalle.
Le letterine continuavano a bruciare e il tepore era l’unica cosa che contava, al diavolo Babbo Natale e tutti quei bambini che avrebbero aspettato invano i regali.

Non poteva sapere che a Babbo Natale era venuto un esaurimento nervoso e non poteva immaginare che si era fatto tutto il paese a piedi, porta per porta, chiedendo ai bambini spiegazioni e scoprendo così la grande beffa delle letterine rubate.

Questa è la storia di Pino, che dopo essere stato licenziato dal reparto posta di Babbo Natale, ha passato la sua vita vestito da albero di Natale, un pino per l’appunto, nei centri commerciali.
© illustrazione di Melissa Falconi

 

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