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Autunno Tedesco | Iperborea

Autunno Tedesco | Iperborea

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Nel 1945, a soli ventidue anni, Stig Dagermann pubblicò il suo primo romanzo, "Ormen" (Il serpente), ben accolto dalla critica per il contenuto e lo stile. Dopo questo esordio l’Expressen lo contattò per una serie di reportage dalla Germania del dopoguerra.
"Nell'autunno del 1946 gli alberi della Germania sono rimasti spogli per la terza volta dopo il famoso discorso di Churchill sull'imminente caduta delle foglie. É stato un triste autunno, con pioggia e freddo, crisi di fame nella Ruhr e fame senza crisi nel resto del vecchio Terzo Reich". 

Inizia così "Autunno Tedesco" e da questo incipit si capisce subito che non si tratta di articoli inviati da un giornalista qualunque.

Anarchico e antimilitarista, Stig Dagermann trascorre due mesi viaggiando su treni affollatissimi, camminando tra le macerie e condividendo il destino delle famiglie che rovistano tra le macerie, vivono in cantine allagate, lottano per un sacco di patate. Osserva i bambini che se non vanno a scuola rimangono a letto fino a tardi, per ingannare lo stomaco facendolo ancora dormire all'ora di un pasto che non può esserci. Oppure i bambini che frequentano scuole le cui lavagne di ardesia sono inchiodate alle finestre. Si riparano dal freddo ma restano nell’oscurità.

"Le facce bianche della gente che vive nei bunker per il quarto anno - facce che assomigliano tanto ai pesci quando salgono verso la luce per prendere ossigeno - e i visi sensazionalmente rossi di certe ragazze che hanno il privilegio di ricevere più volte al mese torte al cioccolato..."

Osserva le ragazze che si prostituiscono con soldati ubriachi, ma come diceva Bertold Brecht ne "L'Opera da Tre Soldi", "Prima viene la pancia piena, poi viene la morale".

Ogni racconto/articolo è un mirabile affresco, un tesoro di parole da leggere e masticare con attenzione, quasi fossero poesie ed è questa l'impressione che si ha leggendolo: quella di trovarsi di fronte ad un poeta prestato al giornalismo.

Dagermann, solo lui, poteva avere le orecchie e gli occhi giusti per osservare con occhi diversi il complicato processo di denazificazione e la disillusione dei rivoluzionari che speravano in una ricostruzione diversa.
Perché quello che non viene raccontato dai vincitori è che la punizione inflitta dagli Alleati ai tedeschi sconfitti, ha colpito il popolo intero, senza distinzioni. Chi ha commesso crimici atroci o si è macchiato di complicità è trattato alla pari di chi aveva opposto resistenza; i ricchi che avevano fatto la fortuna durante il nazismo sono riusciti a mantenere i privilegi anche dopo la sua fine.

Un libro che disturba, fa riflettere, sconvolge, e solo in un capitolo l'autore gioca con l'ironia. Lo fa quando parla degli scrittori, costretti a vendere i propri libri, carte o macchine per scrivere, e lui, che sta pranzando con uno scrittore dice: 

"Questo pasto assume un particolare significato perché è la penultima macchina da scrivere che stiamo mangiando. Io ne mangio poca, al massimo un tasto o due".

Come faceva? Mi chiedo, come faceva un ragazzo di soli ventitre anni scrivere, pensare, muoversi, essere così?
Poteva, perché era un genio, che troppo presto ha deciso di lasciare questa vita, non tenendo fede a una sua frase: 

"Quando tutte le consolazioni sono ridotte a zero, è necessario scoprirne di nuove, anche se dovessero essere assurde".

 

Autunno Tedesco
Stig Dagermann
Editore: Iperborea (24 gennaio 2018)
Collana: Narrativa
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© Paolo Perlini

 

 

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