Malintesi | Quodlibet

Malintesi | Quodlibet

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Inciampare in un bel libro è un’esperienza che auguro a chiunque, almeno una volta l’anno. È terapeutico. Tu sei lì, nella tua libreria preferita, cammini tra gli scaffali ubriaca dalle infinite nuove uscite, e come il santo Graal il libro giusto ti si para davanti ed è ormai imprescindibile: sei stata scelta.

Quasi sempre si tratta di un libro che normalmente si confonderebbe con un migliaio di altre pubblicazioni, ma che per motivi insondabili ti attira come se fosse stato scritto per te. Ecco.

Io di questo “Malintesi” non sapevo assolutamente nulla, gli ho dato fiducia e mi sono lasciata trascinare dalla sua storia. Ciò che mi si è aperto è stato un romanzo affascinante, con un’intensa analisi metaletteraria che Bertrand Leclair porta avanti con una rara consapevolezza e un grande tatto.

Lo scrittore ci racconta le vicende personali di Julien Laporte, nato sordo negli anni Sessanta, educato dal padre con il metodo “oralista” propugnato da Alexander Graham Bell, una vera tortura per lui, costretto apparecchi acustici sempre più complessi e interminabili ore di vocalizzi per imparare un linguaggio che nemmeno poteva ascoltare. La vita di Julien cambia radicalmente quando, a diciotto anni, decide di fuggire dalla sua piccola vita di provincia e andare incontro alla liberazione. Scopre infatti che a Parigi esiste una nutrita comunità di sordi che hanno fatto della loro disabilità un vanto, e non solo, ma comunicano con un linguaggio che lui non conosce e che lo affascina: è la lingua dei segni che gli era sempre stata negata, bandita per molto tempo dall’Europa, un idioma primordiale ma elaboratissimo, che può appartenere finalmente a lui soltanto. 

Leclair entra in punta di piedi nel romanzo e porta avanti un doppio intento: quello di scrivere un romanzo e quello di mostrarci il processo di scrittura del romanzo stesso. Oltre ad investigare interrogando i protagonisti di questa storia e se stesso, nell’atto di scrivere una storia così complessa ed emozionale, lo scrittore si mette completamente a nudo parlando della sua famiglia; la sordità lo ha toccato da vicino, ed è percepibile da ogni parola che scrive. 

È impossibile immaginare il dolore di chi, padre, madre, fratello, figlio, deve avere a che fare con una disabilità, ma ancora più terribile è il pensiero che i sordi abbiano dovuto vivere periodi di demonizzazione, che siano stati abituati a pensarsi diversi e sbagliati, dovendosi sforzare di aderire a un linguaggio non fatto per loro. 

In un libro così piccolo e denso, con una prosa così precisa ed esperta, Bertrand Leclair mi ha consegnato la dolcezza e il dolore in un’inaspettata gemma di meraviglia.

«Adesso il mondo si incurva, si torce, si ribalta, il cammino si fa baratro, il paesaggio abisso, provi ad aggrapparti ai rami che ormai non reggono più niente e non fai che anticipare di un nanosecondo il momento della caduta. Ma a cadere è il mondo intero, rovesciato, con uno stridore di rabbia o di risa, nessuno lo saprà mai, l’urlo dell’immenso animale cavernicolo che solleva la strada, si strappa alla terra per alzarsi in piedi e scuotersi e spazzare via tutta la miseria umana con un innocente colpo di reni, lui che si scrolla solo raramente e mai nel momento giusto, e mai quando pensavi di averne previsto il risveglio.»

 

Autore: Bertrand Leclair
Titolo: Malintesi
Editore: Quodlibet
Prezzo di copertina: 16€
Pagine: 170

© Christina Bassi

 

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