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Si spengono le stelle | Matteo Raimondi

Si spengono le stelle | Matteo Raimondi

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Maine Orientale, anno 1691. La diciassettenne Susannah, prima di tre fratelli, vive nella colonia inglese di York, piccola comunità insediatasi tra le riserve indiane degli Appalachi, gestita e controllata dal reverendo calvinista Randall.
Sua madre Mary e suo padre Robert sono stati tra i primi conquistatori del Nuovo Mondo. Sono una famiglia unita, vivace, singolare, che attira su di sé sguardi e malelingue.
Quando suo padre Robert viene incaricato di rappresentare la comunità presso la Corporazione Commerciale, che gestisce i rapporti con la Corona, a Boston, la situazione precipita. Madre e figlia, colpevoli di possedere fascino e spirito indomito, si trovano sole, vulnerabili, oggetto di troppe attenzioni indesiderate in una società maschilista ed ipocrita, gestita nella paura del diverso e della libertà; una società corrotta e malata, repressa, che sfoga la propria violenza contro gli individui isolati, con la brutalità del gregge cieco e acefalico. 

Devo confessare che, durante la lettura delle prime pagine dell'opera, ho temuto fosse un romanzo sentimentale in costume, trend così comune ed abusato recentemente. Niente di più lontano: è angosciante, claustrofobico, inquietante.

Chi, come me, vive in una piccola comunità, non stenta a comprendere come certe dinamiche sociali possano prendere il via e diventare nequitose spirali aberranti dello spirito ma nulla toglie al malessere incredulo che attanaglia il lettore che spera, fino all'ultima pagina, che tutto possa risolversi, che il "bene" riesca a trionfare.

Bene e male, integrazione e sopraffazione, diversità e normalità: tutto è lotta, frustrazione, energia compressa e pronta ad esplodere, sotto lo spettro della commistione tra paura e potere, dell'indottrinamento, del fanatismo religioso teso al controllo delle masse e, sostanzialmente, alimentato dall'idea che l'umanità sia in fondo brutale, portata alla soddisfazione dei propri bisogni animali, assetata di sangue.
A far da contraltare, quel misticismo magico e comprensivo dei nativi, quella fusione nella natura, nello spirito universale, bianco, puro, impalpabile, Mitakuye-oyasin.
Per quanto possa sembrare una storia lontana nel tempo, è sconcertante scoprire come possano essere facilmente trasposti, e diventare scottante attualità, temi come l'integrazione, il ruolo della donna, la gestione della libertà individuale, il bene comune. 

Un'opera complessa, equilibrata, nella quale emerge lo studio dell'autore, attento al dettaglio, dai costumi dei pionieri al cibo tipico del tempo; un'accuratezza che scopro sempre con piacere in un'epoca attenta più all'immediatezza che alla qualità.
Uno stile molto virile, se posso permettermi, delicato in alcuni tratti appena accennati, quasi con pudore, e molto esplicito in altri. 

E poi il messaggio, per alcuni confortante, per altri sconcertante, che, sotto lo sguardo delle stelle, forse impassibile, forse commosso, non siamo che piccole storie che si susseguono, parallele, contemporanee; ci affliggiamo su questa Terra, ci tormentiamo e poi, forse, diventeremo energia universale. Chissà. È Wakantanka.

 

Titolo: Si spengono le stelle
Autore: Matteo Raimondi
Edizioni: Mondadori
Genere: Romanzo
Collezione: Omnibus
Uscita: Aprile 2018
Pagine: 468

 

 

 

© Erika Casciello

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