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Minirecensioni Musica 01 | Aprile 2018

Minirecensioni Musica 01 | Aprile 2018

Nuju - “Storie vere di una nave fantasma”
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I Nuju sono un gruppo di bucanieri della musica italiana, abili mixologist  di stili e richiami: i primi che arrivano all’orecchio durante l’ascolto di “Storie vere di una nave fantasma” sono quelli dei Modena City Ramblers, Bandabardò, Vinicio Capossela, un po’ di folk alla Mumford & Sons e anche qualche grammo di The Decemberists.
Storie vere di una nave fantasma” è il loro sesto album: 12 canzoni stracolme di storie da fare proprie e personaggi sai quali affezionarsi ma anche di luoghi che forse esistono e forse no, dove ogni tanto è bello approdare volontariamente. 


Suvari - “Prove per un incendio”
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Questo è un disco che nasce da una situazione particolare: Luca de Santis, in arte Suvari, a causa di una forma rara di neuropatia è stato costretto a una lunga degenza ospedaliera e a una riabilitazione in uno stato di semi paralisi.
E cosa succede quando un musicista è letteralmente bloccata a letto? Crea. Crea musica, scrive testi, si inventa un modo per arrivare al giorno dopo. Così è stato per Suvari, che ha concepito l’intero “Prove per un incendio” sul proprio computer e infatti l’album è elettronico sporco, ricolmo di sintetizzatori e con beat e bassi che spianano la strada ai testi carichi di energia e rabbia, perfetti per rimettersi in piedi, tornare a muoversi e buttarsi a capofitto nella frenesia della vita.


Giorgio Ciccarelli “Bandiere”
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Giorgio Ciccarelli, musicista dalla carriera infinita - che ha compreso anche gli Afterhours - pubblica “Bandiere”, secondo album da solista. Un disco nato grazie anche al supporto diretto dei fan con una campagna di Crowdfunding. Nei 9 brani che compongono il disco si sente chiara l’impronta del passato musicale di Ciccarelli, regalando un disco un po’ old school ma ricolmo di elementi musicali moderni, con una strizzata d’occhio anche a qualche inserto elettronico.
“Bandiere” lo consiglio a chi già conosce Ciccarelli, ma anche a chiunque voglia scoprire un po’ di rock ruvido, come si faceva una volta.


The Fratellis - In your own sweet time
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Sono bravi i The Fratellis, questo si sa e non si mette mai in dubbio. Non si mette in dubbio neanchein questo “In your own sweet time”, che è l’album più The Fratellis che The Fratellis non si può. Riprendono il tema musicale del loro primo lavoro “Costello Music” (di ben 12 anni fa, argh) e ci aggiungono tutta la maturità e l’esperienza costruita in questi anni di carriera. Il risultato è un album carino e leggero, condito con la loro tipica musica da sculettare in allegria, che però (ahimè) non regala niente di più.

© Fiorella Vacirca 

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