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Mini Recensioni Musica - Gennaio #3

Mini Recensioni Musica - Gennaio #3

Il 2017 se ne è andato da poco, ma l’eco dei 12 mesi appena trascorsi si farà sentire ancora per un bel po’, soprattutto a livello discografico. Il 2017 è stato un album intensissimo e pieno di uscite di altissima qualità a prescindere dal genere e queste mini recensioni vogliono essere un po’ il riassunto di quello che ho ascoltato qua e là. Considerando che sono indietro anche con le uscite discografiche del 2015, specifico che questo elenco non è completo, ma rappresenta solo quello che credo sia degno di menzione fra ciò che sono riuscita ad ascoltare. Molti altri eccellenti album li ho scoperti (troppo) tardi.

Le mini recensioni sono divise in tre parti, non perderne neanche una!
Leggi la prima parte qui e la seconda parte qui.


Lorde - Melodrama
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Ritorno attesissimo per Lorde che con “Melodrama” fa un salto in avanti, diventa adulta e compie un coreografato gesto dell’ombrello dedicato a chiunque abbia osato dubitare di lei. “Melodrama” è un disco pop purissimo e di classe, che affronta la fine della relazione di Lorde con James Lowe. Non lo fa però cadendo nell’autocommiserazione e scrive testi lucidi e tesi. Con questo secondo disco, l’artista neozelandese ha rischiato tanto ma ha scommesso bene.
Del resto David Bowie l’aveva definita come il futuro della musica e lui di certo non sbagliava niente.
 


Caparezza - Prisoner 709
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Caparezza è ormai sinonimo di qualità. L’artista pugliese si fa sempre aspettare tantissimo ma quando arriva non ce n’è per nessuno e fa scuola a tutti. “Prisoner 709” è un disco deflagrante che va per la sua strada come mai prima d’ora. Non so dire se sia l’album della svolta, perché di svoltare lui non ne ha bisogno, ma sicuramente è un lavoro scritto da dio, prodotto da dio, pensato nei minimi particolari da un dio della musica italiana. Un concept sulle prigioni personali di Michele Salvemini che non si risparmia e racconta tutto quello che ha da dire con le sue rime taglienti. Caparezza è tornato, bitches!

 


Bjork - Utopia
Bjork è una statua, Bjork è un’icona intoccabile. Bjork non è più una musicista, è semplicemente diventata LA musica.
“Utopia” è l’ennesima prova della libertà di espressione di un’artista pura, che non ha confini. Il disco di Bjork (con tanto di copertina vulvariana) è un lavoro difficilissimo che va ascoltato parecchie volte prima di iniziare ad essere compreso; nonostante questo, l’album segna un punto importante (l’ennesimo) nella carriera del folletto Islandese: una rinascita nel nome di una natura musicale rigogliosa e viva, che non accetta compromessi.

 


Taylor Swift - Reputation
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Cosa ci fa Taylor Swift in mezzo a tutti questi artisti di livello? Non metterla nell’elenco degli album del 2017 sarebbe stato un errore. Che la si ami o la si odi, sa sempre come far parlare di sé e in questo caso lo fa con un ritorno sulle scene come sempre autoreferenziale, ma che segna un netto distacco dalla Taylor di prima: la principessa del pop-country è scomparsa del tutto e la nuova Swift si getta in un elettro-dark-pop maturo in una mossa fatta di narcisismo e furbizia. “I’m sorry, the old Taylor can’t come to the phone right now. Why? Oh, ‘coz she’s dead”. 

 


Vök - Figures
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Primo LP per i Vök, gruppo islandese che della musica pare aver capito tutto. Fra le loro influenze maggiori si trovano facilmente i Portishead e i Massive Attack, ma il loro suono è raffinato e fresco e lontanissimo dal blando omaggio ai mostri sacri della loro formazione musicale. Non sono timidi, usano l’elettronica come se fosse ossigeno e lo passano agli ascoltatori ricondensato in fumo.“Figures” è un disco inaspettato, che sembra quasi l’apice di una carriera appena iniziata. Consiglio d’ascolto: luci spente e candele accese.

 

© Fiorella Vacirca

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