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Thegiornalisti - Completamente Sold Out

Thegiornalisti - Completamente Sold Out

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“Completamente Sold Out”, il nuovo album dei Thegiornalisti uscito il 21 ottobre per Carosello Records, catapulta il gruppo di Tommaso Paradiso sotto i riflettori della scena pop italiana, completando quel passaggio dalla dimensione indie a quella più nazional popolare (un paio di pezzi non sfigurerebbero a Sanremo), iniziata con il precedente “Fuoricampo”.

Le undici tracce che compongono questo lavoro scorrono via leggere, si lasciano ascoltare anche con piacere, sono pervase da un’ironia a volte amara e da una sfacciataggine che sicuramente sarà apprezzata dal pubblico. Andando avanti con l’ascolto si comprende come questo album sia studiato nel dettaglio, sia ragionato sotto ogni suo aspetto, come fanno quelli che vogliono andare a colpo sicuro.
Peccato che questa mole di ottimo lavoro sia stata profusa per non dire nulla.

Sì, perché non c’è niente di male ad infarcire la propria musica di riferimenti passati, d’altronde se è vero che siamo quello che mangiamo e altresì vero che suoniamo quello ascoltiamo, ma troppo spesso ascoltando questo disco si ha l’idea di trovarsi al cospetto di un “copia e incolla” del pop italiano degli anni ’80. Le melodie risultano ridondanti e, se non si presta una certa attenzione e ci si distrae, non stupitevi se vi troverete a confondere un pezzo con un altro.
E dove la musica non offre spunti, i testi  non aiutano: tante belle frasi fatte ("mi manca già/ l’aria di questa notte dove tutto è sospeso/ in bilico/ tra la vita e la morte", "La tua camicia blu..u.u.u.u.u! in realtà è mia..a.a.a.") che non dicono niente, situazioni di vita quotidiana già affrontate in altre mille canzoni, da decine di artisti senza aggiungere nulla di nuovo. A volte sembra di ascoltare una specie di Vasco di serie B degli anni  ’80 o, quando arrivano gli intermezzi stile note vocali di WhatsApp, un Jovanotti di qualche anno fa.

Si ha l’impressione che sia un disco un po’ troppo furbetto, non si affrontano temi importanti, profondi, non si azzarda sotto l’aspetto musicale per essere sicuri di non sbagliare, per andare sul sicuro insomma.
E mi ripeto, non c’è niente di male in questo modo di fare le cose ma se vi sembro troppo cattivo è perché mi aspettavo decisamente di più da un gruppo che le qualità le ha: se all’interno di un album come questo riesci ad inserire una piccola perla come “Sold Out”, qualcosa da dire ce l’hai. Se invece preferisci non rischiare, si deve mettere in preventivo di non lasciare il segno. Peccato, perché da un gruppo di spicco della scena indie di casa nostra mi sarei aspettato una ventata di aria fresca, invece mi ritrovo ad ascoltare l’ennesimo album che avrà ottimi risultati di vendite, frutterà un numero infinito di date ma difficilmente sarà ricordato a lungo.

Brani migliori: "Sold Out"

© Luca Cameli

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